Luongo, Malafarina, Intervista col disabile. Vademecum fra cime e crepacci della disabilità

Un libro efficace, utile, il tipico strumento introduttivo.

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Intervista col disabile dovrebbe essere utilizzato in tutte le scuole, anche per la formazione degli insegnanti. Affronta il tema della disabilità da differenti punti di vista, mescolando le carte come piace a me. Ed è così che accanto al contributo di Franco Bomprezzi – un giornalista che, tra i molti impegni, è molto attivo affinché la disabilità sia portata all’attenzione dei media al pari di altri temi – troviamo l’intervento di Gae Aulenti (RIP), direttamente dall’olimpo del design. E sono solo esempi, i contributi sono molti e tutti interessanti.

Segnalo di seguito i temi di questo libro che mi hanno più colpito:

>la necessità di precisione terminologica, la varietà dei casi, quanto sia recente l’attenzione (e la normativa) riguardo alla disabilità

> il ruolo cruciale della tecnologia e quanto alcune realtà considerate all’avanguardia (il web e tutto ciò che vi gira intorno, ad esempio) non siano poi così moderne da essere realmente inclusive

> l’arretratezza del mercato, che stranamente non ha ancora individuato i disabili quale ampio bacino da accontentare. Questo punto di vista è inusuale, a mio parere, poiché il tema della disabilità si affronta la maggior parte delle volte da un punto di vista emotivo. E invece no, gli acquisti, le merci, il modo di distribuirle e diffonderle plasmano l’ambiente e la cultura più di tanti discorsi. Un design inclusivo  è un design buono, da promuovere, e i veri creativi (designer e imprenditori) dovrebbero cogliere subito questa sfida. Nel libro, riguardo a questo aspetto, c’è un interessantissimo intervento di Paola Bucciarelli.

> gli interventi di Antonio G. Malafarina, ne cito solo un brano, composti di piccoli dettagli con dentro un mondo, il suo mondo:

“Così si vedrebbe la faccia della gente quando scendo dal mio furgone, dotato di tecnologicissima pedana idraulica su cui salgo per scendere a terra, che è diversa se sto scendendo in piazza del Duomo a Milano piuttosto che in un qualsiasi paesino di provincia. Faccia che è pure diversa da chi mi guardava compiere quello stesso atto in quegli stessi posti una decina d’anni fa. E faccia talvolta perplessa perché mi vede indossare la cravatta; la pubblica opinione non la giudica consona al disabile…”

Ci tenevo ad aprire i contributi al Venerdì del Libro del nuovo blog con questo testo. Il 2012 era iniziato sul vecchio blog con un post che riguardava i bambini down e la pubblicità. Avevo scritto di pancia, mescolando in modo confuso molti temi, l’emotività materna a mille. Quel post è stato il più letto del blog, il più commentato, il più discusso.

Nel frattempo mi sono successe molte cose. Soprattutto è nato il progetto measachair, nel quale fortuitamente (o forse no) sono finiti anche Bomprezzi, Malafarina, Scarpati. In measachair non c’è il tag disabilità. Non c’è volutamente, perché allora dovremmo mettere tag specifici per ogni sedia che raccontiamo. E invece lì si mettono in scena le sedie scompagnate, le storie individuali, le storie tra le storie. E quelle tre sedie che ho appena linkato hanno storie interessanti, da cui si può imparare, non sto nemmeno a chiedermi se la disabilità sia l’aspetto più caratterizzante di quei tre racconti. Riflettendoci bene credo di no, credo che emergano le personalità e l’autorevolezza di tre uomini impegnati, e penso che l’aspetto più significativo siano le porte nuove che si aprono al lettore: sulla comunicazione, sulla tecnologia, sulla cultura.

Anche grazie a questi incontri, in un anno il mio sguardo è cambiato: è più ampio, è meno emotivo e persino più ironico. E non parlo di sguardo sul tema della disabilità, non solo. Dico proprio in generale: sulla società, sulla maternità, sui linguaggi, sulle possibilità dell’individuo, sul corpo e la testa, sulla capacità di visione, sull’immobilità fisica e mentale, sui limiti che ci diamo, sulla politica in senso ampio, sulle reti.

E’ un viaggio – come si dice in questo libro – questa è una prima tappa, c’è da continuare, di nuovo mescolando le carte.

Questo post partecipa al venerdì del libro di HMM.

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. mammozza ha detto:

    Come insegnante è un mio dovere leggerlo. Segno

    1. stimadidanno ha detto:

      so che presto comincerò a dire ad alta voce: fossero tutte come te! per ora lo penso…

  2. alessandra ha detto:

    in bocca al lupo per tutto…e intanto grazie per uno spunto così importante sia come moglie di insegnante sia come mamma

    1. stimadidanno ha detto:

      grazie a te di essere passata, benvenuta Alessandra!

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