Scambi

DEVANT LA FENETRE, FRANCE,1978

immagine da qui

Lavoravo in centro. Via elegante, palazzo vagamente liberty un po’ rimaneggiato, ufficio di rappresentanza dal parquet appena posato, profumato di cera. Stanze enormi quasi sempre vuote, in cui a volte giocavo con l’eco e con una luce dorata non propriamente milanese. C’erano portefinestre alte fino al soffitto, la vista sul viale, era bello. Di solito arrivavo presto per essere la prima, per stare da sola per un po’. Mi aggrappavo con una certa energia alla corda delle tapparelle, uno strattone forte e boom!, esplodeva la luce in quelle sale-riunioni smisurate, arredate solo di poche scrivanie e sedie.

Gli uffici operativi erano in stanzette risicate che davano sul cortile interno, chiuso e quadrato. Dalla mia finestra vedevo l’open space al piano terreno del palazzo, sede discontinua di eventi e temporary shop.

Una volta quello stanzone era stato affittato ad un’azienda giapponese, era il periodo del Salone del Mobile e loro esponevano compatte macchine per il caffè e altri elettrodomestici non meglio identificati. Ma io dico, benedetto giapponese, ma devi venire a vendere il caffè agli italiani? Se l’erano meritata tutta quella pioggia e in ogni caso aprile non è un buon mese per imparare ad amare Milano, di solito.

Li guardavo dall’alto, ogni giorno più sconsolati. Non entrava nessuno, un po’ per il meteo, un po’ perché era una sede troppo defilata rispetto ai punti tradizionali in cui si concentrava la movida del Salone. Li vedevo, a turno, appoggiati allo stipite della porta aperta: guardavano fisso fuori, guardavano la pioggia. Pensavano. Come erano capitati lì? perché? dov’era l’Italia del bello e del lusso?

Li osservavo e mi dispiaceva, chilometri e aerei per finire relegati in un cortile come i carcerati di Van Gogh. Un giorno mi sono decisa ad entrare, allungando un biglietto da visita dove avranno capito solo “project”.  Mi hanno offerto un caffé (buono), mi hanno descritto uno per uno gli aggeggi (non ho capito niente), abbiamo parlato di moke, Italia e italia, memoria storica e tradizioni (in inglese, ehm). Alla fine mi hanno regalato una stilosa calcolatrice solare, che conservo e che funziona. Chissà con chi saranno stati convinti di avere a che fare.

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2 Comments Add yours

  1. mammainverde ha detto:

    Questo “chissà con chi saranno stati convinti di avere a che fare” è la frase di tutti i miei Saloni…

    1. stimadidanno ha detto:

      mi immagino il loro blog, con un racconto speculare a questo… “c’era na pazza che continuava ad annuire…”

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