Matteo Gubellini, Nel cimitero

9788857601465

In questi giorni da qualche parte nel mondo c’è un bambino che ha appena perso un genitore. Non importa come, se sia giusto o no. Non c’è spiegazione possibile, se non che è la vita. La morte si “spiega” con la vita. E si vorrebbe abbracciare quel bambino e rassicurarlo, sussurrargli che tutto quello che sta provando è facile da capire, in fondo, e fa parte del gioco. Che tutto è un gran bel gioco da giocare senza risparmiarsi, scegliendo la bellezza.

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La realtà è che non è toccato a me abbracciare quel bambino e che io su questo argomento resto sempre impietrita e impreparata, persino con gli adulti. Fredda, in apparenza. Aiutano le parole? Aiutano le immagini? Aiutano. Questo libro potrebbe essere utile, credo, riuscendo a rendere benissimo quell’equilibrio dinamico su cui stiamo sempre, in ogni momento, consapevoli o no.

Con questa segnalazione partecipo al venerdì del libro di HMM.

Info:

> albo illustrato per adulti e bambini, di piccolo formato

> la pagina di ed. Logos

> qui il book trailer

> un’intervista a Matteo Gubellini su measachair, in cui si parla – tra l’altro – di paure e di equilibri.

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16 Comments Add yours

  1. annathenice ha detto:

    Ottimo spunto di riflessione.
    Se per noi adulti accettare la perdita di un genitore è dura non oso pensare a quello che succede ad un bambino.
    Libro interessante
    Grazie

    1. stimadidanno ha detto:

      grazie Anna, che bello ritrovarti anche qui nel nuovo blog!

  2. polimena ha detto:

    Trentacinque anni fa, stesso giorno, ero io quel bambino. Purtroppo nessuno trovò le parole giuste per me. Il tuo suggerimento è strano in un giorno come questo però hai ragione. L’importante è trovare le parole, in un modo o nell’altro. Il silenzio è una punizione ulteriore per un bambino già provato dal dolore

    1. stimadidanno ha detto:

      ne ho conosciuti di bambini cresciuti nel silenzio. “non nominare, non dire” per non aprire la sofferenza. oppure semplicemente “non dire perché non sta bene”. quanti danni nelle parole mancate. le parole richiedono assunzione di responsabilità e non tutti gli adulti vogliono fare questa fatica.

      1. polimena ha detto:

        Verissimo. E a causa di quei silenzi ho impiegato più di trenta anni per avere il coraggio di parlare di mio padre a mia madre, Parliamoci, parliamone: la vita e la morte sono strettamente correlate.

  3. Monica ha detto:

    Cara Stima di Danno… no, io credo che nel caso di un bambino le parole, le immagini, non servano se non accompagnate da emozioni capaci di contenere il dolore per la perdita. E’ un pensiero che mi atterrisce, quello di non veder crescere mia figlia, e tutte le volte che sono informata della morte di una madre, di un padre (e purtroppo sono già troppi per i miei deboli orecchi) ho un tuffo al cuore, per quel bambino, per quella bambina, e per me… Sai mentre scrivo mi viene in mente ciò che Emanuela Nava ha detto tempo fa durante il corso di Lettura ad alta voce, ossia che non bisogna avere paura delle parole, ma talvolta possono essere dirompenti, meglio un caldo abbraccio, che una parola sbagliata … ma è un tema troppo importante per banalizzarlo con le mie parole, un caro saluto.

    1. stimadidanno ha detto:

      capisco quello che intendi. prendiamo il libro. le parole sono poche, in equilibrio con le immagini (ne parla Matteo anche nell’intervista). le immagini completano, “dicono”. come “dice” un abbraccio. il silenzio a cui alludo io (e credo anche Polimena) è l’apparente indifferenza, lo sperare che il tempo faccia dimenticare. Il fatto è che le domande senza risposta fanno male.

      1. Monica ha detto:

        pienamente d’accordo!

  4. stefania ha detto:

    Tematica molto delicata da affrontare… Il libro mi è del tutto nuovo… Mi hai incuriosita. Lo cercherò.

  5. maris ha detto:

    Un argomento del genere è spinoso, certo, specie da proporre ai bambini. Libri come questo che citi tu non ne ho ancora mai avuti tra le mani, confesso, ma dovrò prepararmi a farlo quando la mia monella avrà più chiaro il concetto del “non c’è più” che adesso ripete un pò meccanicamente (ad esempio riferito ai miei genitori, ossia ai suoi nonni materni) e si porrà domande più specifiche e difficili. Senza contare che anche i monello tra un pò crescerà e arriverà anche il suo turno…

  6. Matteo ha detto:

    Buongiorno a tutti. Sono l’autore del libro, e mi ha incuriosito molto il taglio interpretativo, assolutamente legittimo, che si sta dando di questo libro.

    In verità il bambino protagonista della passeggiata cimiteriale non è un orfano, ma una persona in cerca di un senso, e sarà proprio lui a trovarlo, o meglio: a trovare una possibile chiave di lettura di ciò gli succede dentro, quando le ombre salgono, e si ramificano, e la solitudine sembra quasi asciugarsi.

    Il libro non è rivolto a una determinata fascia d’età, e non dà risposte, lungi da me tale presunzione.
    Mi piace davvero pensarlo come una passeggiata in cui la paura dell’immobilità lascia il posto a una specie di stupore per quel formicolio di ombre al quale il bambino a un certo punto sente davvero di appartenere, con serenità.

    1. stimadidanno ha detto:

      grazie Matteo, davvero grazie.

  7. ilmondodici ha detto:

    Scegliere la bellezza è sicuramente la strada più giusta, chi ci lascia vorrebbe così.
    E i bimbi hanno risorse che non ti aspetti. Quando la piccola eSSe ha perso uno dei nonni mi ha stupito. A me è piaciuto molto questo libro: L’anatra, la morte e il tulipano. ciao

  8. mammozza ha detto:

    Il trailer mi ha sospeso il fiato, la figura nera (bisonte?) che vola incuriosisce.
    Le persone che ci lasciano, non ci lasciano se non siamo noi a volerlo fare.

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