Peter Bichsel, un libro a caso, qualche appunto, qualche link

Un piccolo omaggio a Paola, promotrice del venerdì del libro che ci guarda dalla Svizzera, e alla Signora Mammainverde che è sempre fonte di meraviglia e scoperte.

Non parlo di un libro specifico, anche se alla fine per praticità propongo l’ultima raccolta pubblicata dall’Autore. Questo post è piuttosto un piccolo foglietto di appunti su uno scrittore che sto divorando in questi giorni e continuerò ad approfondire. Alla fine ho inserito qualche link per leggere i racconti che si trovano on line, alcuni anche in questo blog o in Measachair. Insomma qualche nota non esaustiva, che serve a me per fissare alcuni spunti di riflessione e spero serva anche a chi passa di qui per conoscere Peter Bichsel.

***

Giorni fa ero al bar in pausa pranzo. Tutte le sedie erano occupate e sono stata invitata al tavolo da un’avventrice abituale come me, una di quelle facce che si vedono tutti i giorni con le quali non si ha nessuna intenzione di socializzare. Chiamiamolo istinto. Tuttavia è mia convinzione che il panino con la bresaolina valga almeno venti minuti da seduta e mi sono accomodata. Sorvoliamo sul contenuto della conversazione, di cui porto ancora i segni. Dico solo che nella marea di assurdità che mi ha travolto mi sono stati consigliati con entusiasmo alcuni libri. Brandivo il mio Bichsel come un esorcista utilizza la croce ma lei niente, irrefrenabile a parlarmi di quella roba paramedioevale piena di dettagli verosimili. “Quella cosa lì della tintura fissata con l’urina poi l’ho vista anche in un documentario, quindi lei sì che è un’autrice seria”. “MACHISSENEFREGA!!! (questo l’ho solo pensato, ma molto molto forte).

Risultato di quella pausa pranzo: da giorni mangio insalata in ufficio per evitare la lettrice di dubbio gusto. Eppure basterebbe così poco per scegliere bene un libro. Basterebbe leggere MIV, per esempio. Lei mi ha presentato Peter Bichsel, di cui ora sto leggendo tutto. Cara, carissima MIV, tu e il tuo preziosissimo libraio-corniciaio! Mi sembra giusto continuare il passaparola. Gettate tutto il paramedioevale, scoprite l’Elvetico!

Maestro elementare, autore premiato di racconti brevi e riflessioni sulla letteratura, Peter Bichsel cura anche rubriche per la stampa e per la radio e nel suo paese, la Svizzera, è molto noto.

Cosa ci trovo?

La misura. Racconti di tre pagine, il tempo per iniziare e concludere un testo (o più) nel viaggio da e verso l’ufficio. E in questi giorni non mi fa male concludere qualcosa. Ma anche misura stilistica: non c’è un’orpello, lo stile è secco, il punto di vista quasi dimesso. Chissà quanto è lost in translation. Questo è uno dei casi in cui me lo chiedo, mi scoccia non cogliere il ritmo originario.

La riflessione sulla lingua. In parte vedi sopra, nel senso che si fa spesso riferimento alla lingua, alla letteratura tedesca, alla cultura e alla società svizzera, un mondo che io non conosco. Colgo quello che sono in grado di cogliere: la passione non aulica per la letteratura, la necessità quasi fisiologica di narrare, il sentirsi all’interno della storia, sullo stesso piano dei protagonisti nella scena narrata. Non siamo altro che storie all’interno delle storie, tutti, nessuno escluso, l’Autore (l’Artista, l’Intellettuale) non ha poteri divini. Tutti seduti dentro lo stesso bar. Prosit.

– La concretezza: la narrazione è fatta di parole, le parole sono fatte di lettere. Un’attenzione da maestro elementare…  “Da bambino io non leggevo per via della bellezza della lingua ma per via delle lettere dell’alfabeto. Amavo le lettere, amavo questa cosa meravigliosa per cui con sole sei lettere si può avere un albero, un albero bellissimo, l’albero per eccellenza. Ora c’è il computer, prima c’era la macchina per scrivere, io non posso scrivere a mano, perché se scrivo a mano non vedo quante sono le lettere che ho a disposizione, sono le lettere, solo le lettere, che mi attraggono.”(fonte) oppure “Quante parole ho in testa? Dovrei farne un indice? “Voi parole, forza, seguitemi!” Così inizia una delle più belle poesie di Ingeborg Bachmann. Parole, parole… possono condurre alla pazzia. Ogni mattina cerco di domarle e le rinchiudo, incrociandole, nelle caselle.” (dal racconto Necrologio del Signor Egede, in Quando sapevamo aspettare).

Il punto di vista “seduto”. Nei luoghi pubblici, nei bar, sul mezzi di trasporto. Bichsel è l’autore ideale da citare su Measachair. E infatti… se ne sta lì e osserva il mondo in transito e le dinamiche che si creano. Oh, Bichsel, oh. Ti intervisterei, di più, ti assumerei.

La nostalgia e il tempo. Scrive: “Raccontare è avere a che fare con il tempo, e il tempo è anche la sua durata, in tedesco è bellissimo, la noia si chiama Lange Weile, il momento lungo, in svizzero tedesco si dice addirittura il tempo lungo e significa anche nostalgia. Senza noia non c’è nostalgia e scrivere ha a che fare con la nostalgia.” (fonte).

Dev’essere per questo che io non riesco a scrivere: osservo, immagazzino, ma non conosco nostalgia.

– L’attesa, uno dei temi centrali. “E poi c’è l’attesa, aspettare è qualcosa di meraviglioso, essere in attesa, una donna incinta aspetta un bambino, aspettare qualcosa, di nuovo la nostalgia, o aspettare e basta.” (fonte)

– Le domande. “Perché si scrive? Tutti pensano che sia una domanda stupida. Non è stupida affatto, è una domanda molto intelligente, ma è semplicemente una domanda a cui non si può rispondere. Forse tutto quello che si scrive non è nient’altro che un tentativo inutilizzabile di rispondere a questa domanda.” (fonte)

Qui non c’è tutto di Bichsel, sicuramente. C’è molto di me, senza dubbio.

***

Info:

> Alcuni racconti:

Segatura (l’interno di un orsetto, con echi alla femminilità che forse sento solo io)

Gli impiegati (sull’essere tutti ugualmente insoddisfatti)

– Gli uomini (una donna seduta, gli sguardi)

– da In difesa del rumore (sullo scrivere e sui mezzi di trasporto)

– Un tavolo è un tavolo (chiamiamolo metalinguismo)

– L’inventore (invenzioni reinventate)

> Tutte le pubblicazioni in lingua italiana qui

> Due post di Mammainverde: Quando sapevamo aspettare e Il lettore, il narrare

> Un’intervista qui

quando sapevamo aspettare peter bechsel

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. simoeffe ha detto:

    Mi ha catturato “Raccontare è avere a che fare con il tempo, e il tempo è anche la sua durata…” senza meno un libro da ricercare anche spinta dalla tua presentazione analitica ma non pedante
    a presto
    simonetta

    1. stimadidanno ha detto:

      poi fammi sapere 🙂

  2. mammainverde ha detto:

    Che bel post… Lui è uno scrittore da osteria, come sai. Seduto osserva. Questa è un’altra analogia con te, no?

    1. stimadidanno ha detto:

      sì, per questo voglio assumerlo 😉

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