Bi-gioie tra santità, sbudellamenti e risate

immagine da qui (grazie a Mariantonietta Barbara per la segnalazione)

Sono cresciuta in una casa in cui erano appesi dipinti sacri e studi di nudo sulla stessa parete, cosa che ha generato più di uno sguardo perplesso in chi entrava per la prima volta impreparato. Nelle Madonne ho sempre cercato le Donne, sempre, ma soprattutto quando aspettavo mia figlia. L’espressione visiva può essere arte, linguaggio, bellezza, forma e contenuto, indagine. Ma in più, nel mio vissuto, è paesaggio della quotidianità e dell’intimo di casa. Quasi lessico condiviso (“mi sembri un Bacchino del Caravaggio”, mi prendeva in giro papà se mi vedeva particolarmente acchittata) laddove per le narrazioni personali non si sono sprecate mai moltissime parole. E’ così che il pudore, per quanto mi riguarda, ha molto più a che fare con la sfera dei sentimenti, custoditi implosi in una segretezza bella e preziosa che fa scintillare gli occhi, piuttosto che con il corpo nel suo schietto realismo. Per questi motivi nell’ambito delle immagini nulla mi scandalizza, poco mi disturba. Le immagini al limite della pedopornografia, i bambini ritratti come adulti: ecco, “solo” questo.

In genere le immagini (altrui) mi aiutano a pensare, danno forma ad un’idea quando le parole (mie) sono inadeguate. Accatasto da sempre materiale iconografico e link in un tumblr, Zona Pitoresca. Ci metto di tutto senza logica e senza classificazione, contando sulla memoria visiva per recuperare ciò che mi serve al momento giusto. La mia attenzione è spesso catturata dal limite, dal surreale, dall’onirico e dal dark. So bene che la lettura delle immagini è condizionata dal contesto. Pubblicando qualcosa su facebook, pur se in una lista di condivisione ristretta, mi accade a volte di diventare “agente disturbatore”, ruolo che mi diverte da matti. Ci marcio, oh quanto ci marcio. L’altra sera ho pubblicato questa illustrazione:

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da qui

Io ci vedo una bellissima medusa dark, una rappresentazione dell’amore carnale che compromette il corpo, lo modifica e lo rigenera. Sì gente, si parla di sesso!  L’amore che ribalta le viscere. Rido mentre lo scrivo (rido spesso, quando scrivo). Poi ci sono le mie amiche, che ci hanno visto solo una vagina. Ah, il dono della sintesi!

Succede che dall’altra sera si è ingenerata una catena di battute, doppi sensi e parodie dissacranti che rimarranno tra pochi intimi. Ma soprattutto, è stato rifondato il lessico. La vagina è stata tradotta in piemontese da Cristina: “Bigioia”. Che nome bellissimo, allegro, adottiamolo! La mia amica Camilla, che è persona seria e con vocazione da filologa, ha fatto la ricerchina. Imparate:

“Bigioia” è l’organo genitale femminile, dal piem. bigieuja “santino, figurina votiva”.

Tutto torna, il sacro che permea il linguaggio verbale (la lingua-Madre, argh!) e il profano del nostro corpo tutto trippa. Che splendida cosa avere quarant’anni e ridere in pubblico senza moralismo, mettersi in gioco e giocare con le parole senza vergogna! Credo che le rivendicazioni sull’identità femminile passino anche da questi sciocchi cazzeggi social, specie se non limitati ad una comunità di riferimento solo femminile. Perché rebloggare articoli indignati sul femminicidio, sugli stereotipi di genere, sulle discriminazioni nel mondo del lavoro è molto facile. Anzi, conferisce un’aura da donna impegnata e sensibile, nobilita. Più difficile invece è comunicare un lato giocoso dell’essere femmina mettendoci parole, nome e cognome e anche, nel mio caso, un indiscutibile culone.

Trovare la propria voce non è facile, tuttavia mi sembra importante. Proviamo dalle basi, stiamo terra a terra: libere anche  di essere un po’ sceme, consapevolmente sceme, scema ognuna in modo diverso e in un contesto non solo femminile, senza autocensure e con un minimo di stile.  Leggere leggere, ma non per tutti. Reali. Complesse e raffazzonate e con qualche viscera di troppo, certamente non a tinte piatte come le figurine sulle peggiori copertine di chick lit. E nemmeno rancorose, per favore. Del resto abbiamo la Bi-gioia, a qualcosa dovrà pur servire.

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7 Comments Add yours

  1. dabogirl ha detto:

    quanti punti fa che io, nell’illustrazione, veda solo un uomo sventrato?

    1. stimadidanno ha detto:

      l’uomo non l’avevamo considerato! adesso consulto la mia amica piemontese e gli troviamo il nome… 😀

  2. suster ha detto:

    Giusto! credo proprio che dovrò togliere un po’ di ragnatele dalla mia bigioia… ehm…

    1. stimadidanno ha detto:

      che bello, il mio primo commento hot

  3. Cinzia ha detto:

    avevo perso questo pezzo, l’altro ce l’ho. Bi-gioia mia 😀

  4. Marzia ha detto:

    Sai che non ci avevo mai pensato, pur essendo piemontese? Forse perché nell’inflessione del dialetto paterno la parola suona più come “bigioira” … però è molto meglio bi-gioia, devo dirlo a mio marito 😀

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