Siamo animali (eppure era a fuoco)

Mi era tutto chiaro, giuro, seduta per terra su quel balcone di mezza montagna. Erano in testa tutte in fila le parole, davvero, erano logiche. Respiravo il profumo del bosco misto alle rose di villetta anni ottanta, era bello, la pioggia rischiarava la confusione e sembrava tutto lineare l’altro giorno. Partivo da quella cosa del naso, della pelle, dell’imitare le coccole tra foche, quello strusciarsi giocoso e protettivo. Proseguivo con il calore delle labbra a misurare la temperatura su una fronte bollente, mi riconoscevo poltrona, gatta morbida, taumaturga.

E una magia via via alleggeriva il cuore in un distacco composto, consapevole, fondato su segreti complici, odore di balsamo per capelli e polenta taragna ripassata in padella. Un distacco che arrivava lontano, a un’età adulta, “quando anche tu avrai il seno”. I parametri non si scelgono, talvolta capitano in conversazioni casuali immerse in una vasca da bagno, grazie a una domanda ci sono dunque capitati parametri gender oriented, spero di non risultare troppo politically uncorrect… Tutto sotto controllo infine, maturità di una cucciola di quasi sei anni e di una donna di quasi quaranta. Che ci ragiona sempre sul distacco, lei.

Lei. Che poi sarei io. Sarei io su questo divano di città, l’aria condizionata che non rinfresca abbastanza e non scioglie i nodi. Nel retrocranio, inopportune, sono depositate mille cartelline arancioni che non troveranno la dovuta attenzione domani mattina e una sedia con ruote che non hanno lo spazio vitale per servire. E la mia piccola foca saggia, la mia gattina febbricitante che un giorno se ne andrà per il mondo fiera delle sue poppe, lei non si merita di essere vissuta come scusa e tantomeno come premio di consolazione. Butto fuori il capino, ora, sono tartaruga a digiuno da troppo tempo. E’ vero, non ho uno sguardo acuto, è luglio – mi scuso, io mi scuso sempre – facaldoc’ècrisigliorari. Ma seppur goffa, mi espongo un po’. Dico sempre che con measachair ho imparato a chiedere, è ora di farlo per me. E di mettermi nelle condizioni di rispondere, io, alle domande. Anche a quelle scomode, tipo: cosa sai fare?

Tendo le orecchie, rincorro un temporale lontano che mi impaurisce e di cui ho bisogno.

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5 Comments Add yours

  1. sonounuovo ha detto:

    L’ha ribloggato su sonounuovoe ha commentato:
    Splendido

  2. Nora ha detto:

    chi si è mosso?

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