Mi piace leggere

Ad un uomo non illustre può bastare un calendario per fermare il tempo e raccontare una storia, una storia davvero personale. Solo che ero distratta, mi ci sono voluti diversi finesettimana per accorgemi di quanto aveva da dire il nostro solitario, anziano e sordissimo padrone di casa. Una cagnetta con il sorriso irresistibile mi teneva occupata, ortensie e rose mi confondevano, il tavolino a fungo disneyano con relativi satelliti mi ipnotizzava. Osservavo sdraiata sotto un albero di prugne tutta quella bellezza ordinaria creata per mano di un uomo semplice, attento a coltivare la sua unica idea di benessere. E non mi vergogno e lo dico: per un mese il balcone, la villetta, l’orto e le rose hanno incarnato anche la mia idea di benessere. Zero pensieri, solo silenzio e respiro. Otium vero – e quando non ero lì mi era sufficiente l’idea.

L’ultimo sabato trascorso in quel posto lo vedo, il calendario, e l’omino mi si squaderna come un libro. Sfoglio il 2009 tenacemente appeso al muro perlinato e leggo… Quell’anno il signor M. abitava ancora in quell’appartamento, trasferendosi solo l’anno seguente nella casetta sottostante. Inizio della carriera di affittante, fine della solitudine, almeno per un paio di mesi in estate. Anno intenso il 2009, scandito dalle cure per il tumore alla prostata, minuziosamente riportate, e dalle visite di controllo. E poi gli affetti ingrati, tutti i compleanni dei nipoti segnati con enfasi in rosso, perché lui ai figli dei fratelli vuole bene, non importa se loro non ricambiano. E quel maledetto 27 aprile, giorno in cui è successo qualcosa, qualcosa di preoccupante che riguarda il denaro.

Civiltà contadina e luoghi comuni, roba di eredità e parenti e investimenti incauti suggeriti da falsi amici, ne sono quasi certa. Ma questo signore è migliore dei valori che incarna, anche se non lo sa. Me lo dicono funghi, ortensie e rose. E quel 2009 che non si cancella, che sta lì come un quadro a ricordare che la vita è appesa a un chiodo e se l’anno finisce e ne inizia un altro allora è bello grattare un pancino peloso sotto un pero, occhieggiando le amarene ancora acerbe e pensando che più tardi va annaffiato il prato.

La cagnolina salta a comando sul fungo grande, mi guarda e sorride, anche lei – come me – grata per la mancanza di nanetti. Perché con la perfezione (anche se ordinaria) non si deve strafare.

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4 Comments Add yours

  1. Robin :D ha detto:

    Tu hai il grande dono di trovare delle storie, dei mondi paralleli partendo da cose piccole e apparentemente banali! Oppure saranno le piccole cose che vengono a te? 😉

  2. stimadidanno ha detto:

    secondo me è che sono bassa, bassa forte… quindi le cose piccole le vedo, mentre quelle alte fatico…o mi intimorisco. grazie*

  3. mammozza ha detto:

    Sono bassa forte anch’io ma non vedo nulla, solo i gatti di polvere sotto il mio letto. Avranno anche loro una storia o posso aspirarli con tranquillo sadismo?

    1. stimadidanno ha detto:

      io proverei a tendere l’orecchio, darei loro confidenza e pèoi sul più bello….fluuuuup senza pietà

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