Stelle e spirali

il

DSCF0352

Le stelle marine le ho sempre viste rigide, stecchite. Belle, per carità, colorate. Ma secche, inerti. Queste stelle che ho incontrato a milioni nei buchini lunari della barriera corallina invece sono vive e pulsanti, non stanno mai ferme. Mi ipnotizza questo firmamento tentacolare, tutta questa energia che un po’ si nasconde e un po’ avvolge.

Mi chiedo se sia il caso di raccontare garrula di stelle, mare, pescetti, tuffi e immersioni. A 800 km da noi, ma pur sempre nello stesso paese, morivano persone nelle piazze. Camminando insieme ai paguri la mattina molto presto ci pensavo eccome a questo mondo impazzito e alla nostra presenza insensata su quella spiaggia, in mezzo a quel deserto che rende tutto astratto e fuori dal tempo.

Quel posto bellissimo ha fatto da quinta per una tragedia non illustre, anche. Di nuovo, trattengo le parole. Bisogna essere abili e avere un grande coraggio per parlare della morte. La scena a cui ho assistito non mi riguardava direttamente, mi voleva solo spettatrice casuale in un luogo che è tutto un mescolio di vita e colori. Troppo tardi. Quel fatto non mi riguarda, ma mi coinvolge. Impossibile tirarmi fuori, ormai.

Sono a casa, lascio depositare tutto. Anche la bellezza e la vita, tanta, tantissima. E pure tutta la gioia immotivata che ho provato in mare con maschera boccaglio e pinne. Una gioia enorme, da bambina.

Per ora delego le parole, poi si vedrà.

_3

Fu allora che mi misi a secernere materiale calcareo. Volevo fare qualcosa che marcasse la mia presenza in modo inequivocabile, che la difendesse, questa mia presenza individuale, dalla labilità indifferenziata di tutto il resto. Ora è inutile che cerchi di spiegare accumulando parole la novità di questa mia intenzione, già la prima parola che ho detto basta e avanza: fare, volevo fare, e considerando che non avevo mai fatto nulla né pensato che si potesse fare nulla, questo era già un grande avvenimento. Così incominciai a fare la prima cosa che mi venne, ed era una conchiglia. Dal margine di quel mantello carnoso che avevo sul corpo, mediante certe ghiandole, cominciai a buttar fuori secrezioni che prendevano una curvatura tutto in giro, fino a coprirmi d’uno scudo duro e variegato, scabroso di fuori e liscio e lucido dentro. Naturalmente io non avevo modo di controllare che forma aveva quello che stavo facendo: stavo lì sempre accoccolato su me stesso, zitto e tardo, e secernevo. Continuai anche dopo che la conchiglia mi aveva ricoperto tutto il corpo, e così cominciai un altro giro, insomma mi veniva una conchiglia di quelle tutte attorcigliate a spirale, che voi a vederle credete siano tanto difficili da fare invece basta insistere e buttar fuori pian pianino materiale sempre lo stesso senza interruzione, e crescono così un giro dopo l’altro.

Dal momento che ci fu, questa conchiglia fu anche un luogo necessario e indispensabile per starci dentro, una difesa per la mia sopravvivenza che guai se non me la fossi fatta, ma intanto che la facevo non mi veniva mica di farla perché mi serviva, ma al contrario come a uno gli viene di fare un’esclamazione che potrebbe benissimo anche non fare eppure la fa, come uno che dice “bah!” oppure “mah!”, così io facevo la conchiglia, cioé solo per esprimermi. E in questo esprimermi ci mettevo tutti i pensieri che avevo per quella là, lo sfogo della rabbia che mi faceva, il modo amoroso di pensarla, la volontà di essere per lei, d’essere io che fossi io, e per lei che fosse lei, e l’amore per me stesso che mettevo nell’amore per lei, tutte le cose che potevano essere dette soltanto in quel guscio di conchiglia avvitato a spirale.

(da I. Calvino, “La spirale”, in Le Cosmicomiche)

Annunci

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. stimadidanno ha detto:

    in fondo una bella spiaggia piena di vita non è un brutto posto per andarsene…
    :*, come sempre

  2. simoff47 ha detto:

    Come al solito quando ti leggo, mi emoziono tantissimo…sai cogliere proprio quello che aspetta di essere stimolato nel mio animo..e lo fai con una intensa delicatezza.
    Anche per me andare con la maschera nelle acque della barriera… è stato come un sogno…un mondo dai mille colori e infinite presenze…inimmaginabili così accessibili…. come siamo infinitamente piccoli. Mi dispiace che tu abbia vissuto da vicino una tragedia ma noi sappiamo quanto tutto ciò che avviene ci formi ci scolpisca ci faccia crescere ci appartenga ed è una grande fortuna esserne consapevoli. un grande abbraccio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...