Le donne di oggi

– ti fazzo vedere

– ma cos’è?

– è matematica!!

Non sono nemmeno le otto. Che sarebbe tardi, tardissimo se fosse un giorno normale. Ma sono i giorni dell’inserimento a scuola per cui è presto, prestissimo, e porcamiseria dormi no? Ok, facciamo il giro lungo. La panettiera sulla via della scuola è antipatica come poche, la frase sbagliata al momento sbagliato, la voce insopportabile, la smorfia del viso che traduce l’umorismo mancato e quella voglia di fregare. Calca davanti alla scuola. Al quarto giorno ci cerchiamo con gli occhi, ritroviamo le compagne di allattamento&panchina del parchetto di qualche anno fa, individuiamo le attiviste, ci scambiamo telefoni e deleghe. Le nonne un passo indietro, han già dato. Le straniere sono quasi tutte timide e quasi tutte più dolci di noi. O almeno lo sguardo è quello, una mano sui capelli dei loro bimbi, la sicurezza di capire la lingua, ormai, e di avere cuccioli svegli pronti a cogliere il buono che verrà. Poi ci sono la signora bionda (polacca?) e la bimba con le occhiaie. Sono sperdute, non comprendono il caos, la piccola è terrorizzata. Penso che sì, mi piacerebbe collaborare con Mammeascuola. Eh, quante cose vorrei fare. Faccio in tempo a correre in posta. Che pensi, impiegata monoritmo? Il tuo lavoro è più semplice o più complicato del mio? Com’è la tua collega qui di fianco? E’ guerra o pace? Mi avanzano venti minuti, mi siedo qui su questa panchina e guardo facebook dal cellulare. C’è chi vive la propria vita documentandola minuziosamente su social media e poi si scoccia di essere continuamente giudicato. Qualcosa non funziona, ci si sottrae alle responsabilità. Il racconto di noi è giusto, se serve, ma non sempre necessario. Appunto mentalmente qualche immagine e qualche domanda: perché pubblicherò questo post? quale spinta mi muove? L’idea è quella di mettere in rete le donne che per la rete non hanno tempo e che sono la maggioranza, poi non so se ci riesco. Ripiglio mia figlia, taglio corto con le chiacchiere, taglio corto la mia invidia verso chi si è potuta prendere una settimana di ferie per viversi questa festa. Non accetto di essere invidiosa, è un sentimento inutile che sottrae energie. Passo oltre a passo veloce, la biondina che mi salterella a fianco e che racconta concitata. Spadelliamo, ingurgitiamo. La nonna è arrivata con i mezzi pubblici oggi, so di chiederle tanto e di essere un po’ ingrata. Riprendo il passo veloce, sul tram mi sfrango e termino di leggere un libro che mi è piaciuto tanto. Tempo e pensieri per me. Seguono quattro ore di lamentele e varie forme di solidarietà, lunaticità quanto basta. Metro. Un’amica perderà il lavoro, me lo scrive e siamo lontane e vorrei farle un tè. Casa: sbaciucchiamenti, verdure al forno, pigiamino rosa, un po’ di internet utile (Autopalpazione del seno), un po’ di pensieri sull’identità femminile ben espressi (Ciccia e comunicazione) e un po’ di facezie (col cavolo che vi mollo i link).

Saluto le donne di oggi e mi ricarico nel silenzio condiviso.

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Immagine di Lorenzo Mattotti da qui

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. stimadidanno ha detto:

    infatti. qui dentro ci sei anche tu 😀

  2. teresa ha detto:

    Questo è bello..:D …come guardarsi allo specchio

  3. Marzia ha detto:

    Mi sono riconosciuta in molte delle immagini e in molte delle domande.
    Che sfida avere una giovane donna da aiutare ad aprirsi alla vita, una bella sfida.
    Le auguro di avere attorno una comunità che le lasci mostrare tutto ciò che è, noi ci riusciamo ancora poco anche se alcuni post sono più illuminanti di altri 🙂

  4. Vogliounamelablu ha detto:

    Un post che ho sentito molto, in tutti i sensi.
    Io una settimana stavolta l’ho presa, qualche ora con il grande per condividere gli ultimi giorni prima della scuola, un po’ di pazienza in più per sostenere il piccolo a digerire sta cosa della materna che proprio non gli va giù. Fortuna, invidia, dire, non dire, circostanze, confronti, mammitudini, identità. E dietro, casini vari.
    Un forte abbraccio alle bionde e al barbuto.

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