Volare alto e volare basso

Avvito agrumi sullo spremitore. Il corpo va ascoltato e mi dice, oggi, di stare ferma, il mondo non cadrà di certo se interrompo per un giorno il moto perpetuo. Con le dita profumate di pompelmo rosa trascrivo una lunga citazione da In questa luce di Del Giudice. Si tratta della sua abituale, bellissima, metafora sul volo.

Così nella vita. Anche nella vita si può entrare in stallo o in vite per vari motivi, per disattenzione, per errore, per perdita di portanza di se stessi, o a causa di una inesatta rappresentazione della propria posizione, in rapporto alla posizione degli altri, oppure per essersi concentrati su un solo aspetto delle cose, ricavando da quello ogni idea, ogni significato, ogni nostro sentiero. Anche nella vita ci sono momenti critici, momenti in cui l’istinto e la passione premono verso gesti e azioni immediati e naturali, mentre quelli necessari per uscire dalla situazione sarebbero perfettamente opposti, <<anti-istintivi>> (non è detto, naturalmente, che si voglia veramente uscirne); ci sono momenti di stallo, in cui cerchiamo ancora di salire e di tenerci dritti, alti, mentre l’unica soluzione sarebbe quella di lasciarci cadere, momenti in cui cerchiamo continuamente di abitare il centro mentre l’unica ragionevole possibilità sarebbe quella di inseguire con misura la traiettoria eccentrica che ci porta verso il fuori, seguirla con delicatezza il suo bordo massimo senza fuoriuscirne; momenti in cui precipitiamo in vite e disperatamente muoviamo tutti i comandi, senza renderci conto che in tal modo ci avvitiamo sempre di più. Nel volo tutto è più facile perché l’emergenza è la consuetudine, una disciplina, disciplina dell’emergenza, che è parte fondamentale del sapere del pilota. (…)

Manovre di volo, manovre nella vita da In questa luce di Daniele Del Giudice

La spremuta era ottima, l’odore di broccolo che si sta diffondendo in casa un po’ meno. Presto trasformerò quella cosa verde in una massa di gusto forma e consistenza accettabile, morbida anche, perché se proprio mi devo buttare che ci sia sotto qualcosa di piacevole.  Qui finisce che la donna di oggi sono io, contenta di essere acciaccata e di fare la casalinga, contenta che la giornata abbia uno svolgimento semplice nel silenzio e – almeno questa è l’intenzione – nell’ordine. Involuzione per un giorno, dato che l’evoluzione femminile fino ad ora non mi ha detto granché. Fisso una piccola superficie cartacea, turchese, un quadernino. Una piscina, mi dico, e sento una voce femminile affettuosa che mi minaccia: buttati, buttati! Sorrido del giorno in cui per una volta non sono stata sedia e mi è venuta in soccorso una caregheta.

Info:

Daniele Del Giudice l’ho già citato in questo post molto personale, qui e anche qui.

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2 Comments Add yours

  1. Marzia ha detto:

    Buttati, buttati! 😉
    Hai ragione, possiamo interrompere talvolta il nostro moto perpetuo e fissare un broccolo, non è detto che per invertire la rotta sia necessario toccare la cloche …

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