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Ah signora mia, se scrivessi di pancia come lei mi suggerisce! Scriverei di balene e bauli in viaggio e contenuti e metamorfosi, di camere con finestre da cui non si vede niente e si immagina di tutto, di legno che non è legno, imperfetto agglomerato di scarti in cui abitiamo consapevoli e scaciati. E scriverei di mani sulla pancia, protettive, di mani – le mie – che non sanno fare, che stanno imparando a dire – forse. Carezze sì, ne sanno dare. Anche alla pancia, quella pancia lì un po’ molliccia da quarantenne brava a cercare scuse. Si finisce a volerle bene a questa pancia taciuta, alla fine. E’ roba mia. E’ me. Comprenderà quanto ne possa essere gelosa, ne sono certa. Alla fine io non so se so scrivere di pancia, come lei mi chiede. So guardare di pancia, piuttosto, ma a che serve? C’è sempre uno scarto tra quello che vedo con l’ombelico tondo, morbido, e quello che provo a riprodurre in parole rinsecchite, in frasi squadrate come lasagne precotte e malamente riscaldate. Le ho strappato una risata, signora? Lo so, lo so che la questione sta tutta lì. Le parole mi proteggono, mi dice lei. I silenzi la proteggono, le dico io – mi piace avere l’ultima parola. Restiamo attonite, con le pance che brontolano, per sempre bambine dagli occhi grandi. Per fortuna c’è il gelato, signora mia.

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2 Comments Add yours

  1. Rory ha detto:

    Ah, signora mia, quanto hai ragione.
    Per fortuna c’è il gelato e io ne ho appena mangiato uno. :-))
    E se la pancia morbida s’incicciottisce un pò…chissene! 🙂

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