Di nuovo sugli haiku per bambini

Uan, ciù, frì, for, ghimmisammòr, son giornate così…

Leggo a piccole dosi, un po’ affascinata e un po’ perplessa, le suggestioni di Camillo Bortolato e del suo metodo analogico.  Mi dico che G. sta crescendo, che io non sono lì a scuola a controllare, che devo fidarmi di lei e degli insegnanti che hanno scelto di adottare questo sistema. In fondo non ho tutta questa passione per le teorie pedagogiche, leggiucchio e abbandono e relativizzo, augurandomi un clima sereno in classe più di un insegnamento brillante.  Da quel che mi par di capire il metodo analogico pone l’accento sull’apprendimento per intuizione e osmosi ed è molto “visivo”. Mi pare una buona cosa ed anche molto affine al mio modo di avvicinarmi un po’ a tutto, anche se mi resta il dubbio di fondo che ad un certo punto sia necessario sistematizzare le informazioni, organizzarle in un procedimento razionale un po’ più canonico. Probabile che sia una mia paura, una mia mancanza. Da una vita mi affido all’intuizione, è la mia forza e forse il mio limite e per i figli, si sa, si vorrebbe la quadratura del cerchio. In ogni caso per quanto riguarda G. staremo a vedere.

Noto però una cosa. Da quando la matematica è entrata nella sua salterellante vita, G. ha un approccio diverso a tutta la faccenda degli haiku. Mentre prima si concentrava molto sul suono delle parole, sulle rime e sui significati buffi, e la fantasia si liberava in accostamenti un po’ magici derogando alla forma, ora la sua attenzione è tutta presa dal conto delle sillabe. E’ tutto un uso delle dita, un provare e riprovare in silenzio prima di rivelarmi il suo piccolo ragionamento. A volte ci prende a volte no, e allora riprova come se fosse una sfida che deve vincere. E’ molto bello assistere a questa trasformazione e mi stupisco della sua logica, della sua volontà di voler padroneggiare una tecnica mettendo in secondo piano – per un momento – la fantasia alata che fino ad ora l’ha caratterizzata e l’ha resa unica ai miei occhi. Ma anche qui, di nuovo, emergono le mie proiezioni.

E allora capisco che devo fare un passo indietro e godermi semplicemente lo spettacolo. Che è questo, e non fa una piega:

Cosa si mangia?
Pollo con il limone.
Piatto, posate.

Giulia, 6 anni

In questo haiku il mio intervento si è limitato al secondo verso. Lei proponeva “Pollo al limone” ed era dispiaciutissima che mancasse una sillaba. Le ho mostrato allora come con un semplice ritocco le sillabe magicamente potevano diventare sette. Grande sorriso.

Info:

> Haiku seduti sotto la luna: gli haiku dei bambini

> Haiku seduti sotto la luna: gli haiku degli adulti

> il primo haiku di Giulia, era giugno

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