Giovanna Calvenzi, Le cinque vite di Lisetta Carmi

Ho letto a grandi morsi questa autobiografia di una donna di cui non sapevo niente. L’ho appena terminata e resto qui sospesa, affascinata e piena di domande, perché se ho compreso l’impegno sociale, l’amore verso gli altri manifestato come fil rouge di tutta l’esistenza, mi sfugge – per limite mio, terrena che sono! – la dimensione spirituale, mistica o anche solo privata di questa grande signora italiana.

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Lisetta Carmi, classe 1924, libera e trasformista come poche. Vive il dolore e l’emarginazione delle sue origini ebraiche, si dedica al pianoforte con successo e, considerata terminata l’esperienza di concertista in funzione di una ricerca personale, molla tutto e prova da autodidatta a fotografare. I risultati sono molto intensi, da subito. Inizia per caso e diventa bravissima, intonata alla ricerca del suo tempo (gli anni 60-70) eppure sempre originale, defilata anche. Di nuovo un improvviso cambio di rotta (“quando ho imparato a capire senza bisogno della fotocamera allora ho smesso. Non è la fotografia che mi interessa ma le persone”) ed ecco la svolta mistica, l’incontro con un maestro induista e la fondazione di un ashram in Puglia. Poi un re-incontro, il ritorno alla musica questa volta nella dimensione sperimentale. Infine, un ritiro al privato e l’accostamento al vuoto del taoismo, proseguendo una ricerca interiore in nome della libertà.

Libera lo è sempre stata, Lisetta Carmi. Non pare nemmeno dover lottare per affermare questa libertà, semplicemente non se la fa mai mettere in discussione e da subito, sin da bambina, sembra aver ben chiaro per temperamento il diritto ad esprimersi, a scegliere. E’ libera dal ruolo tradizionale della donna moglie e madre, libera di viaggiare e di rapportarsi con le persone che incontra in modo empatico. Esemplare in questo senso l’accostarsi ai travestiti di Genova per realizzare una dei suoi lavori più noti. Lisetta Carmi non si rapporta da donna, ma da persona. E non documenta strani ibridi sessuali, ma persone. Quello le interessa, ed ecco emergere interni piccoloborghesi, momenti di solitudine, ritratti di quotidiana immediatezza.

Si fa voler bene, Lisetta, è comunicativa e carismatica. Questo libro tuttavia non mi racconta niente delle sue relazioni più intime. Avrà avuto affetti privati, amori, Lisetta? si sarà persa in qualche passione o è sempre stata orientata solo alla ricerca, alla conoscenza del mondo, all’impegno sociale, alla spiritualità? A cosa pensava Lisetta mentre, per prima, documentava fotograficamente un parto rendendolo per quello che è: un atto naturale, forte, sanguinolento, lo sconvolgente esplodere della vita?

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Una vita, anzi cinque vite quelle della Carmi, una tale abbondanza di esperienze che il riassunto appare necessariamente sintetico e agiografico. Non vi leggo cedimenti, fallimenti, incoerenze. I passaggi tra una vita e l’altra sono improvvisi eppure sereni, giustificabili. Non leggo dolore nel cambio di prospettiva della sua ricerca, mai. Sarà umana, Lisetta?

Naturalmente la vita più semplice, più interessante o più immediatamente comprensibile dal mio punto di vista è quella da fotografa. Bellissimi i temi scelti, in particolare tre: i travestiti, il parto, il cimitero di Staglieno. Temi forti – la vita, la morte, l’identità – e messa in discussione dei ruoli tradizionali, nello spirito più sincero degli anni rivoluzionari eppure con un taglio così personale ed immediato.

“Una fotografia non è mai esistita nella mia testa prima dello scatto: io vedo ciò che c’è, vibro con ciò che c’è, amo ciò che c’è, mi emoziono vedendo ciò che c’è” afferma Lisetta Carmi a proposito della sua fotografia. E poi, riguardo ai sui repentini passaggi da un mondo all’altro: “Non bisogna attaccarsi a niente, sapete. La vita è fatta di esperienze e quando ne hai concluso una è inutile continuare a guardarsi indietro. Si tagliano i ponti e si va avanti.”

Ripeto: Sarà umana, Lisetta?

Info:

> l’articolo su Doppiozero attraverso cui ho conosciuto Lisetta Carmi e questo libro 

> altre fotografie di Lisetta Carmi su Measachair

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Questo post partecipa ai venerdì del libro di HMM

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. stimadidanno ha detto:

    andrò a googolare, mi hai incuriosito

  2. suster ha detto:

    MI viene in mente un’altra figura di donna, anche lei dalle molte vite, ma assai diversa: Leni Riefenstahl. Avevo un libro con bellissime foto, ma non ricordo il titolo. sob

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