Liliana Salone, Il beneficio dell’inventario

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Caspar David Friedrich è il pittore tedesco che ha dipinto uno dei soggetti-simbolo del romanticismo: un piccolo uomo solo di fronte alla grandiosità incontenibile della natura. Muore nel 1840. Agli inizi del novecento, il funzionario Vasily Zhukovsky è inviato sull’isola di Greifswalder nel mar Baltico per redigere l’inventario dei beni lasciati da Friedrich al fine di determinarne il valore e procedere alle pratiche di successione ereditaria. Si tratta di una collezione di oggetti di varia natura, catalogati senza una logica apparente. Il libro (graphic novel? si può definire così?) consiste nell’alternarsi delle lettere di Zhukovsky – nostalgico, disorientato, frustrato dal fatto di non trovare una logica che spieghi il senso della collezione – alle trentasei tavole illustrate da Liliana Salone, affascinanti e criptiche.

“Andranno condotte indagini accurate volte a determinare l’origine ed il significato all’interno del contesto della raccolta” scrive  Zhukovsky riguardo a questi “oggetti il cui valore indipendente appare nullo, ma che se messo in relazione con altri potrebbe rivelarsi assai più significativo”. Povero funzionario, esce perdente dall’impresa: nessun senso, nessun valore attribuibile all’insieme. La collezione verrà disgregata.

Il libro termina con l’elenco degli oggetti in formato di indice analitico, espediente che riporta l’attenzione sulle tavole e ce le fa riconsiderare una seconda volta (e non sarà l’ultima) per tentare di risolvere il mistero.

Mi torna in mente un brano da Tutti i nomi di  José Saramago:

“Persone così, come questo Signor José, le incontriamo dovunque, occupano il proprio tempo o il tempo che credono gli avanzi della vita a raccogliere francobolli, monete, medaglie, vasi, cartoline, scatole di fiammiferi, libri, orologi, magliette sportive, autografi, pietre, pupazzetti di terracotta, lattine vuote, angioletti, cactus, libretti d’opera, accendisigari, penne, gufi, cassette di musica, bottiglie, bonsai, dipinti, boccali, pipe, obelischi di cristallo, papere di porcellana, giocattoli antichi, maschere di carnevale, probabilmente lo fanno per qualcosa che potremmo definire angoscia metafisica, forse perché non riescono a sopportare l’idea del caos come principio unico che regge l’universo, e perciò, con le loro deboli forze e senza l’aiuto divino, tentano di mettere un certo ordine nel mondo, e per un po’ di tempo ci riescono pure, ma solo finché possono difendere la propria collezione, perché quando arriva il giorno in cui questa si disperde, e quel giorno arriva sempre, o per morte o per stanchezza del collezionista, tutto ritorna all’inizio, tutto ritorna a confondersi.”

Sta forse qui il senso della racconta di Friedrich? Lui stesso – come il funzinario Zhukovsky – ha vissuto la frustrazione del disordine cercando invano di ricomporre una logica?

Chissà perché la parola “inventario” sottende il più delle volte significati malinconici, magri bilanci. Gli inventari non sono mai pieni e soddisfacenti, manca sempre qualche cosa e sono sempre comunque conseguenza di una resa, essendo stilati al termine delle esperienze: un’impresa che chiude, un amore finito, una morte.

Eppure… “inventario” deriva dal latino “invenire”: trovare, scoprire, inventare. Contiene in sé la scintilla della ricerca, dell’atto creativo, anche se a volte accogliamo la sfida “con beneficio di”. In fondo siamo un po’ tutti così, sperduti e creativi in potenza.

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Info:

> Il beneficio dell’inventario sulla pagina dell’editore G.I.U.D.A

la recensione de Il beneficio dell’inventario su Doppiozero

> www.caspardavidfriedrich.org

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8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Muninn libri ha detto:

    O una bella Wunderkammern fatta di cose non molto Wundern, i tedeschi sono medievali e continuano a scrivere bestiari ed enciclopedie, come i libri di Walter Moers, spettacolare autore e illustratori di libri per ragazzi. Mi hai incuriosito 🙂

  2. stimadidanno ha detto:

    vado subito a googolare Moers, subito!

  3. Muninn libri ha detto:

    Trovato? In questo: http://it.wikipedia.org/wiki/L'accalappiastreghe passa interi capitoli a elencare le ricette di svariati piatti, fatti con ingredienti che non esistono, se non nel mondo dei suoi libri. In un altro libro elenca i colori che esistono solo su Zamonia e che ovviamente non sono come quelli che vediamo noi, soprattutto una sfumatura di azzurro molto intelligente. Oppure passa in rassegna tutti i quartieri i rioni e le strade di Atlantis, la capitale di Zamonia, e che sono tutti anagrammi di “Atlantis”. (mr. WordPress non mi notifica le tue risposte…è normale?)

    1. stimadidanno ha detto:

      sembra interessante, me lo segno, grazie! non so perché non notifica, alcuni mi dicono che addirittura non fa commentare. uff.

      1. Muninn libri ha detto:

        🙂 hai provato a guardare le impostazioni di commento e condivisione degli articoli nella bacheca (probabilmente si…ma non si sa mai 😉 )

  4. stimadidanno ha detto:

    Munin, ho ricontrollato ora, sembra tutto in ordine :S

  5. Pendolante ha detto:

    Ed ecco un altro tuo suggerimento che colgo al volo. Vado e lo compro che sai che io d’inventari ne faccio assai (più che altro li attribuisco)

    1. stimadidanno ha detto:

      questo ti piace. poco testo eh. pochissimo.

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