conquistare [con-qui-stà-re] v.tr.

il

1 Occupare militarmente un territorio e mantenerlo sotto il proprio controllo SIN impadronirsi, sottomettere: c. una città

2 fig. Far innamorare qlcu.: c. una donna; estens. attrarre, ammaliare qlcu.: c. il pubblico

3 fig. Riuscire a ottenere qlco., perlopiù con fatica. intensivo: sa conquistarsi la simpatia di tutti

***

Ogni parola scritta e letta è fatica, lentezza, voce che vibra incerta. Il segno delimita spazi e ha un’aura intorno, questa si propaga in suono (AUI AEIUO OUI, quattro righe così, da leggere almeno dieci volte, straziante!) in attesa dei significati. Arriveranno presto, questi, ma prima ci sono tutti gli ingranaggi  da oliare. La biondina impara e io mi faccio domande. C’è sempre una lieve forzatura nella conquista, anche quando è incruenta, c’è questo lanciarsi in avanti (“leggile legate!” “IO, IAO, AOUI… IO è IO?” “Sì”) in terreni incerti, scivolosi. C’è sempre anche una dimensione fisica, tangibile. Matite appuntite, colori appropriati (“Mi manca il “verde scuro a malapena”), una mano che disegna percorsi non sempre rispondenti alla volontà, un’altra mano che si appoggia sulla nuca a proteggere e infondere coraggio. Si maschera da gioco un luccichio degli occhi con un ‘che’ di guerresco. Benecosì.

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