Il pensatore (da Achille Campanile, Ma che cosa è questo amore?)

il

(immagine da qui)

Ai liquori il pensatore chiuse gli occhi.

– Pensa? – gli domandò il barone.

Il pensatore si riscosse,

– Che crede – disse – che io pensi sempre? Non ci mancherebbe altro. Ogni tanto mi riposo.

– Ma, giusto, – chiese ancora il barone – come ha fatto a diventare pensatore?

L’altro si fece scuro in volto:

– Io – esclamò – non ero nato per fare il pensatore.

Scoppiò in una risata spaventevole, girando lo sguardo sui commensali.

– No, – aggiunse dopo un minuto. – Altri ideali mi sorridevano. Ma, si sa, noi siamo come le foglie al vento. La vita ci prende, a poco a poco ci piega, ci fiacca, ci deforma. A ogni ora le facciamo una concessione sempre più grave e un giorno ci troviamo così diversi da come ci eravamo visti nello specchio della prima giovinezza! Lavita? Ah sì, un seguito di rimedi peggiori del male.

Guardò ancora i commensali silenziosi e proseguì:

– Fu un triste periodo della mia esistenza; un periodo di disoccupazione e miseria. Avevo bussato invano a tutte le porte e, dato fondo ai miei scarsi risparmi, mi vidi perduto. Un giorno mi fu offerto un posto di pensatore. Signori miei, con la fame non si fanno complimenti. Accettai.

– Era già pratico?

– M’impratichii subito: si trattava di pensare otto ore al giorno dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 19.

– L’orario – osservò Manuel – non era gravoso.

– No. C’erano, poi, le ore di straordinario, pagate a parte. Sabato inglese e domenica libera.

– Lo stipendio?

– Abbastanza buono. Ma bisognava sudarselo parecchio.

– C’era molto da pensare?

– Non ne parliamo. Nemmeno un minuto libero. Eravamo in dodici pensatori e il capoufficio.

Madonna aiutaci
Cristo provvedici,
noi s’era in tredici
senza un quattrin.

Il capoufficio, un pensatore infaticabile, uno di quei pensatori meticolosi e petulanti, non ci dava requie: tutto il giorno a pensare.

Madonna aiutaci
Cristo provvedici,
noi s’era in tredici
tutti a pensar.

S’immagini che una volta mi trovò che fingevo di pensare. Gli urli si sentirono un miglio distante.

Madonna aiutaci
Cristo provvedici,
noi s’era in tredici
tutti a penar.

– E come perse il posto?

– Fui licenziato appunto perché sorpreso ancora una volta mentre non pensavo. Da allora, conoscendo ormai la partita continuali a fare il pensatore e, raggiunta una certa notorietà sulla piazza, potetti ben presto fare il pensatore privato.

– E’ più comodo?

– Non c’è paragone. Anzitutto, nessun limite di orario; io penso due ore la mattina e due il pomeriggio; poi, posso andare venire partire quando mi pare. Insomma non mi lamento.

***

Trascino da mesi questa lettura, libretto usato trovato in un mercatino parrocchiale montanaro, tra manuali per raccoglitori di funghi e agiografie di personaggi locali. Proprio non potevo lasciarlo lì. Leggo a pezzetti e forse per questo mi sfugge il senso della buffa trama. Achille! – mi chiedo –  ma dove diamine vuoi andare a parare? E poi ci sono queste gemme surreali, deliziosamente datate, e rido da sola come una cretina.

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