Un dolore lieve come una farfalla (e una gioia miagolante come un micio sintetico)

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Se uno mi chiede come mi sento posso dirgli che mi sento, allegro, triste, nervoso, speranzoso, sconsolato, commosso, ferito, impaziente. Qualunque sia l’aggettivo prescelto ce n’è sempre un altro che lo accompagna. Io sono addolorato, questo è l’aggettivo che va bene per ogni momento della mia vita. Non ho mai vissuto un secondo della mia vita senza essere addolorato. Mi basta pensare a una mucca che va al macello per sentire il dolore. Il mondo e il dolore per me sono la stessa cosa, potrebbero essere chiamati con una parola sola. E allora anche quando parlo di sesso, io parlo di dolore. È come se mi muovessi sulla scala del dolore. Può essere lieve come una farfalla, pesante come un carro armato, sempre dolore è. Non ho trovato mai un essere umano con cui parlare bene di questa cosa. Il dolore se non lo racconti bene diventa lamento e non serve a niente.

Franco Arminio

Mi sono appuntata nel tumblr un post di Franco Arminio, che seguo sporadicamente. Di solito non cito autori che non conosco, mi pare di snaturarli e averne poco rispetto, ma in questo caso faccio un’eccezione perché queste parole mi risuonano, si mescolano con altre, entrano nel mio sguardo, rifanno il giro, le filtro, le ricolloco al punto di partenza e se da un lato descrivono bene alcune situazioni mi vien da dire che no, non condivido totalmente questa visione. Credo di essere troppo laica o di mancare del tutto del sentimento della nostalgia per potermici rispecchiare. O forse i dolori che ho conosciuto sono tutti sovrastati dal miagolare sintetico di un gioco che fa impazzire la mia bambina. Su quella scena, anche solo per un secondo perfetto, non c’è traccia di dolore. Nemmeno lieve come farfalla. E se raccontare bene il dolore è difficile (e giusto e utile), mi chiedo allora quanto lo sia raccontare la gioia. O quanto sfacciati e fastidiosi si debba essere per farlo (e se serva e a chi).

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. lunamonda ha detto:

    Chissà, nel profondo, quali dèi temiamo a raccontare la nostra gioia. Chissà quale invidia ci spaventa. Perché la verità è che la felicità è rivoluzionaria.

    1. stimadidanno ha detto:

      hai detto bene, spaventa l’invidia. perché in fondo le persone che sono veramente contente per la gioia altrui sono poche, pochissime

  2. Noemi ha detto:

    Raccontare la gioia è raccontare un’emozione; raccontare un’emozione è sempre difficile (e giusto, e utile), ma necessario per migliorare sé stessi e, almeno un po’, anche il mondo che ci circonda.
    Quando semini devi sempre tenere presente che non tutti i semi diventeranno una pianta matura: alcuni non troveranno il terreno adatto, altri non avranno il clima giusto; qualcuno germoglierà, ma una gelata improvvisa potrebbe distruggere la tenera piantina; una grandinata potrebbe rovinare alcune delle piante che hanno già prodotto verdi foglie…
    Ma una parte di questi semi attecchirà, germoglierà, crescerà e diventerà piante forti e resistenti, dai frutti sani e ricchi di tanti altri semi per continuare il ciclo.
    Qualche seme di bellezza e di gioia potrebbe cadere sul terreno dell’invidia, ma quelli che attecchiranno spargeranno a loro volta altri semi. Continua così.

  3. Monica (la fatina) ha detto:

    Anche io lo seguo, a volte.
    Più che dolore, per me è malinconia. E in questo lo comprendo molto.
    Credo che stare in equilibrio serva tenersi lontani dall’assoluto…che vuole e ingoia tutto, come un buco nero.

    “Siamo noi, siamo in tanti
    Ci nascondiamo di notte
    Per paura degli automobilisti
    Dei linotipisti
    Siamo i gatti neri
    Siamo i pessimisti
    Siamo i cattivi pensieri
    E non abbiamo da mangiare
    Com’è profondo il mare
    Com’è profondo il mare…”

    Ognuno ha il suo.
    Qualcuno non può, qualcuno non vuole, qualcuno non sa.

    E va bene così. Buon fine anno a tutti.

    1. stimadidanno ha detto:

      bella che sei, fatina…
      è che non conosco malinconia, non avendo mai sperimentato la nostalgia, e temo davvero di vivere nel maremoto degli assoluti (tutti giù, tutti su!). vi osservo, voi malinconici, flap flap, e resto incantata dalle strane leggi dell’attrazione…

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