Un omone e un palloncino. Due parole su Tito Balestra per iniziare bene l’anno

Torno per la seconda volta nella Rocca di Longiano (FC), concentrata e un po’ stanca alla fine di quest’anno impegnativo. Torno consapevole e più informata alla ricerca di una figura che mi incuriosisce, quella di Tito Balestra. Una figura significativa e non abbastanza nota, forse offuscata dai nomi altisonanti della cultura italiana del novecento di cui ha fatto parte in retrovia, come organizzatore, commentatore, amico. “Operatore culturale”, si direbbe oggi con una di quelle definizioni che spargono fumo intorno alle relazioni umane. L’omone molto ha vissuto, non ha fatto altro nella vita che tessere rapporti, circondarsi di artisti e intellettuali, curare mostre, scrivere d’arte. Di tutto questo è testimonianza un’ampia collezione di opere pittoriche e grafiche, frutto di scambi, amicizie e passioni. Uno sguardo personale sul novecento, una raccolta che è restata compatta e che si è addirittura arricchita nel tempo, messa a disposizione di tutti e allestita in uno spazio di grande suggestione. Trovo questo un generoso gesto di civiltà, voluto dallo stesso Balestra e rispettato dalla famiglia. Voglio sottolinearla questa civiltà, questo senso di res publica, ne ho un po’ bisogno di questi tempi.

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Il panorama dalla Rocca di Longiano.
Scultura di Ilario Fioravanti.

Tito Balestra ha pubblicato poesie, anche, e lo ha fatto con discrezione. “Balestra è un poeta – come scrisse Alfonso Gatto – che non ha avuto fretta di stampare, è un poeta che soltanto gli amici sapevano che scrivesse poesie, epigrammi, satire e che ha dato a tutti sicurezza di sé, innanzitutto con il suo comportamento umano, con le sue scelte umane, col suo buonumore, col suo malumore, col gusto della vita che egli ci ha sempre comunicato.” Il pudore di dirsi poeta è tale che oggi per leggere le sue parole bisogna andare alla Rocca e sperare abbiano ancora l’edizione Garzanti, anno 1979, di Se hai una montagna di neve tienila all’ombra. Non è esaurita, per mia fortuna, e sarà la lettura prima del cenone di capodanno. Una delle tante coccole di questi giorni che voglio belli, non affannati e pieni di ossigeno e luce.

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E son parole leggere, pungono un po’ a volte, la cultura tutta intorno come sfondo, data per acquisita e non usata per stupire. Al centro, l’uomo. Disincanto e vita goduta, amicizia e invidia, distrazioni e tempo che corre veloce, troppo, si scioglie rapidamente come la neve o vola via come un palloncino. Si fa tardi, nella Rocca trovo appesa sulle pareti di un vano scala un po’ buio la fotografia che riporto qui sopra, un omone con un palloncino. La catturo male, al mio solito, e sorrido perché a me un tipo così sta proprio simpatico e se fosse vivo andrei a tampinarlo per chiedergli che sedia è e farmi raccontare cosa ha visto, com’era quello, che giudizio aveva su quell’altro. Ah, quante domande ti farei, Tito. Ma tu ora non mi rispondi, anche se mi fai intuire da qui:

Matematica sembra la tua lingua
poche parole, sempre ponderate
sempre inutili – aggiungo.

Nella sala dedicata alle opere dello stesso Balestra trovo un altro palloncino. Un autoritratto dell’anima? Un gioco di maschere? Una testa un po’ vuota?

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Tito Balestra,
Pallone Metafisico (uno regge l’altro), 1970,
linoleografia

Di questa leggerezza dolente non mi stanco:

Amore puoi anche ridere
si ride spesso di niente
un tale che conoscevo
rideva per dimagrire.

E si gonfiò per anni
di abbondanti risate
ogni giorno
con le lacrime agli occhi.

Così lo descrive Guttuso :

“La testa piegata all’indietro, le palpebre pesanti, il mozzicone di sigaro, e il suo silenzio nelle conversazioni. Parlava di rado ma sempre in modo conclusivo (…). Era un uomo colto e segreto, un amico sicuro, sul quale si poteva contare, disinteressato e senza compromessi”.

E lui, Tito, zitto zitto:

Come un albero saggio
che non muore e non vive
sei d’ingombro a chiunque
la tua ombra non piace.

Delicati di bocca
grossi bruchi ti spolpano,
è un piacere da saggi
il sentirsi mangiato.

Ti ho spolpato un poco anch’io, Tito, spero che non ti dispiaccia. E’ che non tutti passano dalla Rocca di Longiano e ti si deve leggere un po’ di più, quaggiù.

Che il 2014 sia lieve a tutte le donnone e gli omoni che passano di qui!

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Info:

> la Fondazione Tito Balestra presso la Rocca di Longiano

> la biografia su Wikipedia

> qualche altra poesia qui

> il film di Elisabetta Sgarbi intitolato come la raccolta di TB “Se hai una montagna di neve tienila all’ombra”. Non l’ho visto, sembra interessante

> non saprei nulla di Longiano e di Tito Balestra se non avessi conosciuto il 26punto80.

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3 Comments Add yours

  1. tramedipensieri ha detto:

    Non lo conoscevo…ora mi informo di più.
    Grazie 🙂

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