Un posto fluido dove stare

 

Sybille, forse dovresti pensare ad una variante dei tuoi Giardini-Flexagoni: la variante Octopus. Ritrovo per caso questa prestigiosa musichina ed ecco forma colori e suoni di un posto in cui giurerei d’essere stata.

Ci sono stata veramente, nell’Octopus’s Garden, ero un trigone. Fluttuavo stando attenta a non toccare i coralli gialli, bellissimi ma urticanti. Non faticavo, molto facevano le pinne, ed era tutto un passeggiare sugli anemoni e sui cespugli di spugne tanto cari alla tartaruga. L’Octopus l’ho visto solo una volta, si è nascosto timido tra le rocce, ha avuto paura di me. Non tutti erano così. Attraversavo le nuvole dei pescetti colorati da cartolina, agitando l’acqua con le braccia solo un poco, per fendere il gruppo compatto senza dare fastidio. Passavo e si richiudevano, fedeli a se stessi e alla propria forma graziosa e un po’ inutile. Un paio di volte ho fissato negli occhi la murena, faccia cattiva e pensieri chissà. Non ho retto lo sguardo, a battere in ritirata sono stata io. I barracuda giravano a gruppi di tre, quattro esemplari, cattivi di nome ed eleganti di forma, li ho osservati da lontano e non erano interessati a me. Mi era simpatico il pesce palla. Lui, il più delle volte, stava. Immobile, lo ritrovavo sempre nello stesso punto del giardino, lo sguardo poco intelligente e la bocca semiaperta che risucchiava – flup – i pescetti piccoli che malcapitavano da quelle parti. Così, senza cambiare espressione e senza sforzo. Più di tutto, mi incantava lo spettacolo infinito dei Pesci Scorpione (o Cobra, o Leone, sempre loro sono) che si muovevano spesso a coppie aprendosi e chiudendosi, ben attenti a mostrare il meglio di sé, come in una danza di corteggiamento. E chi lo sa se erano davvero coppie o amici che discutevano, io dall’alto e senza etologo disponibile per pronta consultazione ne ho voluto avere una visione romantica. Ma il mio preferito era sempre il trigone, tanto che ho giocato alla metamorfosi. E resta lì come un progetto per il futuro, questa identità marina un po’ velenosa un po’ planante, resta lì come un desiderio a cui è bello pensare nelle mattine di pioggia.

Torno con i piedi per terra, canticchio Octopus’s Garden e mi specchio: sono donna da tram, indiscutibilmente, e al mare posso andarci solo in vacanza. La prossima volta mi procurerò un completino per cercar vongole a riva. Prudenza, prudenza! m’hanno insegnato. Eppure non pare anche a voi che questo omino cammini sulle acque?

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