Melodramma

il

immagine da qui

Anni fa mi appuntai una citazione di Almodovar, diceva più o meno che tutti soffrono ma la sofferenza delle donne è molto più interessante. Ovviamente non ritrovo le parole esatte, ma il senso era quello. Si parlava di lacrime, mi pare, alimentando lo stereotipo che ci vuole ipersensibili e isteriche, isterichine per chi ci prende bonariamente in giro e ama consolarci. Cerco sempre di non generalizzare e di concentrarmi sulle singola persona, perciò salto a piè pari Pedro e mi concentro su di Lei, incrociata qualche ora fa.

Lei è sul tram, di fronte a me. Siamo in piedi, oggi ho stranamente i tacchi e – dev’essere la prima volta della mia vita- sono la più alta. La più vecchia di sicuro, non credo abbia ancora trent’anni. Parla al telefono con qualcuno e piange. Non sussurra, non grida, non si nasconde. I decibel sono nella media e lo sguardo dritto, non mi vede, non vede noi tutti che la guardiamo con la coda dell’occhio. Ha bisogno di sfogarsi, ha la persona giusta dall’altra parte, trova parole precise. Deve farlo ora, subito, perché le emozioni vanno fatte sgorgare – si vede che è di questa scuola qui – oppure perché è arrivata al punto che non ha più niente da perdere e non le importa di essere giudicata. Le faccende sono le solite, disoccupazione, irregolarità delle entrate, un insuccesso, persone che deludono. Si sente sola, dice, non emotivamente ma perché le manca qualcuno che le indichi una direzione.

Egoisticamente annoto che di questi tempi è impossibile svagarsi, ogni riflesso che rimanda la città è doloroso, tragico, pesante. Persino origliare sul tram è diventata una faccenda seria. Enumero anche tutte le persone che ho visto piangere sui mezzi pubblici negli anni di pendolarismo e da quando ci vivo stabilmente. Me ne sono capitate diverse, anche uomini, e me le ricordo tutte bene. Ricordo anche lacrime mie ingoiate nella personalissima geografia sentimentale che mi ritrovo, lacrime che la città ha assorbito e curato, io però mi giravo verso il finestrino.

Con questa istantanea riprendo un po’ il filo delle donne di oggi.

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8 commenti Aggiungi il tuo

  1. stimadidanno ha detto:

    che bello…
    sì, ci si sente così, un po’ dei ladri.

  2. stimadidanno ha detto:

    mi suggestiona sempre il fatto che, pur essendo tristi, vanno. una di queste persone l’ho immaginata qui: http://measachair.blogspot.it/2012/09/una-citta-diventa-tua-se-ci-piangi.html

  3. ylenia ha detto:

    anche io ho in mente bene bene certe scene forti sui mezzi pubblici. e ho bene in mente anche momenti miei, di profonda disperazione e… sì, in quei momenti non vedi più nessuno intorno e, finalmente, ti senti libera, anche se mille occhi ti guardano.

  4. stimadidanno ha detto:

    ridere fino alle lacrime, bellissimo! (io lo faccio con la socia davanti al pc, di solito)

  5. mammozza ha detto:

    Sul treno tanto altro ma lacrime non ne ricordo. A scuola però faccio il pieno (non solo tristi, a volte si ride che altrimenti si pensa che io li mortifichi sti bei ragazzetti/e)

  6. stimadidanno ha detto:

    hai mai raccontato di pendolari piangenti? appena ho tempo scandaglio il tuo blog (che mi piace assai…)

  7. Pendolante ha detto:

    Piangere è mettere a nudo, per questo il pudore ci fa nascondere, non tanto perché si mostra debolezza, anzi, piangere è la forza di esprimere

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