Cabine di mare

“Io sono sempre stato io. Prima di essere me, non ero dentro me. Ero altrove. Altrove è tutto tranne che me. Solo poi, sono diventato veramente io. Ho scoperto un paese. La sua capitale è il mio cuore. I suoi alberi sono i miei sogni. Questo paese si trova dentro me. Ma, dentro me, non ero io il re. Almeno, non ancora. (…) Il mio paese era un sole rovente. Una palla di fuoco. Sono entrato nella grotta per ripararmi. Era buio pesto. Non sapevo più se ero nella grotta o nella testa dell’orco. In quel momento, ho scoperto il segreto. Una nuvola. Nella testa dell’orco c’era una nuvola. La nuvola se ne è andata e, all’improvviso, ha cominciato a piovere. Dentro me, è apparso un arcobaleno. Poi, parole, di tutti i colori. Avevo voglia di riposarmi. Dentro me, sono io che decido.”

da Dentro Me di Alex Cousseau – Kitty Crowther , ed. TopiPittori

1 2 6
9 8 3

Entrare nelle “cabine di mare” di Antonio Catalano, installazione che fa parte della mostra “Scatole” attualmente al Muba di Milano, significa stare chiusi e giocarsi in silenzio. Nella sospensione, chi vuole può scrivere su piccoli fogli i propri pensieri. C’è chi li lascia nelle bottiglie, speranze timide di ritrovamenti casuali, ma i più spavaldi condividono sul muro di fronte, che s’è fatto uno spazio di spiritosa sincerità, con perle comiche bastanti a motivare l’ingresso.

Poi si esce all’esterno, nel mondo rotondo della Besana, e il fuori, nella sua pazzia, sembra un posto più allegro e luminoso, persino affrontabile. Ma noi non siamo Bambini Dai Grandi Occhi ormai da tempo e sappiamo bene che le ali sono tulle e fil di ferro, nulla più, e le suggestioni hanno le date di scadenza. Ostinati che siamo, quella magia lì, che pure abbiamo toccato e condiviso in una risata e in una pozione inventata sui due piedi, cercheremo di farla durare a lungo, il più a lungo possibile, consapevoli che basterà un niente – una critica, uno sguardo mancato, un vaffanculo necessariamente taciuto – per disperderla.

Ci si sente un po’ cretini e un po’ orgogliosi, in fin dei conti, ad essere adulti che per un tempo sempre troppo piccolo riescono a sintonizzarsi armonicamente con l’immaginario. Ci si sente costantemente fuorisincrono, tanto ci piace e tanto ci stanca tutto questo. Doveroso per la sopravvivenza, in ogni caso, rinnovare continuamente l’incanto. Ognuno ha un modo e un mondo, ognuno attinge alla propria “cabina di mare”.

E non mi si venga a dire che sbirciare nelle cabine altrui è da folletti dispettosi. Non ho mai detto di essere una fatina vera!

Info:

> Muba

Da leggere ascoltando Lou Reed – testo e traduzione qui.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...