E’ il bene che vince e il male che perde? La parola a Mark Twain

“Così perì il bambino buono che aveva fatto del suo meglio per essere come i protagonisti dei libri, ma invano. Tutti i bambini che si erano comportati come lui ebbero fortuna. Tutti eccetto lui (…)” (Mark Twain, Storia del bambino buono)

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“Si arricchì con ogni sorta di inganno e mascalzonata e ora è il più diabolico e malvagio farabutto del suo villaggio natale (…). Nessun cattivo James dei libri della scuola domenicale ha mai avuto una sfilza di colpi di fortuna come questo Jim, il peccatore nato sotto una buona stella” (Mark Twain, Storia del bambino cattivo)

 

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Nel 2012 Logos ha pubblicato i due racconti speculari di Mark Twain in un unico volume, con due versi e due copertine. I due bambini, il buono e il cattivo, si incontrano a metà libro e a guardarli bene un po’ si somigliano… Sarà anche per i capoccioni disegnati da Roger Olmos, che rende universali i due caratteri e gioca con i registri del comicotragico, del noir, dello splatter e del vagamente diabolico.

Mark Twain aveva una bellissima faccia, questa:

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e un’acuta tendenza a criticare il moralismo della società americana. Non che io sia un’esperta di Twain (proprio per niente), ma ciò viene confermato nei due racconti dai continui riferimenti ai testi edificanti letti alla “scuola domenicale”.

Siamo certi di essere ormai lontani dall’idea di educazione criticata da Mark Twain? Ah, quanto è comodo un mondo diviso tra buoni e cattivi e ancor di più sono comodi quei testi basati su modelli/obiettivi da raggiungere, con tanto di istruzioni meglio se in forma di elenco numerato. Ovviamente oggi i testi per bambini sono più laici di quelli della scuola domenicale e alcuni sono anche utili per la sopravvivenza dei genitori. Alzi la mano chi non è mai ricorso ad un libro in cui l’ “how to” resta sotteso come filo logico dietro a storie di simpatici animaletti insegnaregole. Se poi penso alle app per bambini di cui sono a conoscenza, mi sembrano tutte orientate ad una qualche utilità. Anche nobile, non metto in dubbio, ma la finalità educativa prevale sulla narrativa. Perché? E’ chiaro, un testo utile è più semplice da vendere rispetto a una bella storia.  

E invece… di cosa parla Twain in questi racconti? Fustiga e insinua dubbi, il fetente, ma soprattutto racconta due storie divertenti solleticando alcuni istinti (vendetta, rivalsa, antipatia) che se riconosciuti possono mettere a disagio. Sia benedetto Roger Olmos che con le sue illustrazioni aggiunge cattiveria stemperata nell’umorismo, rende il tutto paradossale e solleva, in qualche modo, dalla sottile cattiveria che ci pervade gustando la lettura…

Più che una riflessione sulla morale, mi pare che questo doppio libro sia un’occasione di riflessione sulla letteratura per l’infanzia.
Quando scegliamo di leggere un testo a un bambino, tendiamo ancora a proporre soprattutto modelli da seguire. Ogni epoca è segnata dai propri modelli, al momento si riflette soprattutto sugli stereotipi di genere ed è un dibattito interessante, seppure forse ancora molto schematico. Siamo spesso al livello di Carlo Verdone in versione di ingenuo hippy – è il bene che vince e il male che perde – e così ci consoliamo. Noi siamo dalla parte dei buoni.
Raramente, invece, vogliamo trasmettere ai bambini il semplice gusto delle storie. Il racconto puro non è altro che vita impura e personaggi sfaccettati e complessi e per questo vivi, vibranti, coinvolgenti nel divertimento e nella tragicità. Forse tutto questo è troppo per un bambino? Oppure è troppo per un genitore, stanco, distratto o immaturo per essere trascinato nella decodifica del mondo?

Perché, in fondo, se non si sta dalla parte dei manuali ma dalla parte delle storie, si accetta che la vita vada come vada, anche un po’ allo sbando a volte, l’equilibrio sempre da ridefinire tra la propria idea di bene e l’accettazione di alcune ombre scure scure. Eh, provate a trovare le parole per spiegarlo a vostro figlio: non è per niente facile. E’ spiazzante. E tuttavia sta lì, il gusto di leggere e di vivere: nel mentre. L’happy end scontato è come il bambino buono, è di una noia… mortale.

Risata satanica.

 

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Info:

> Marc Twain, Storia del bambino buono / Storia del bambino cattivo, ill. Roger Olmos, ed Logos

> una vera recensione (Lettura Candita)

> Bambini cattivi scartati ai casting, una ricerca iconografica

 

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. nora ha detto:

    Segnato in agenda! … anche se ho un impegno istituzionale che non so se posso saltare 😦

  2. stimadidanno ha detto:

    bene! Nora, ne approfitto visto che non sei su fb… il 12 ottobre vieni a Milano a conoscere Sybille?

  3. nora ha detto:

    Oggi al lavoro mi è passata fra le mani l’autobiografia di Twain e ho deciso di leggerla. Grazie per la segnalazione, e per il bel post.

  4. manichaios ha detto:

    Straordinario Twain; Tom Sawyer, è il mio Don Chisciotte preferito.

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