Com’è profondo, ampio e colorato il mare? Aspettando Sybille Kramer

Homeschooling? tu? – mi è stato chiesto con stupore non appena la collaborazione con Sybille Kramer nel progetto Octopus è stata resa esplicita. Io così milanese (?), così pro scuola pubblica, così fiera della multiculturalità che mia figlia incontra per esperienza diretta ogni giorno. Ed anche: io così frustrata dal poco tempo che le dedico, così stanca delle corse su e giù dai mezzi pubblici, così estranea rispetto ai genitori che partecipano attivamente alla vita della scuola.

Troppi “io” in questo incipit, è tutto sbagliato. È lei che conta, la bambina a forma di cavalluccio marino (cit). Lei, che in questo mare di prescuola, insegnanti riconfermati di anno in anno e giochi serali multiclasse sguazza ritagliandosi ampi spazi per perdersi in solitudine nei giochi fantastici e nei disegni colorati. Lei che oggi mi ha parlato a modo suo di dna e pecore clonabili, dei Fratelli Dalton, di un maestro che fa tanto ridere, di DASH che dobbiamo ricomprare perché finito, tutto in dieci minuti fitti fitti.
Lei che mi insegna.

Il dibattito teorico sull’homeschooling mi interessa fino ad un certo punto. Come sempre, sono le singole storie a contare, tutte quante: gli ambienti, le relazioni, le facce, gli sguardi. Mi importa che crescano persone serene e aperte mentalmente, più di tutto, perché mai come oggi c’è bisogno di gente onesta con se stessa. È un attimo e ci si ritrova impalati con lo sguardo fisso su un libro, trincerati dietro certezze e simboli, suffragetti e suffragette del Perbenismo e della Cultura, BimbiBravi da collegio, mai cresciuti o mai vissuti. Che noia! Che danni! Dunque ben venga ogni soluzione per crescere gente contenta e magari anche un po’ dubbiosa. In classi da ventotto alunni e dieci etnie, in lezioni lungo un fiume di montagna, in ambienti montessoriani, tra i colori steineriani, su banchi sbeccati sfiorati dal culone di maestrona tradizionalissima e materna. Basta che funzioni. Basta che imparino tutti, bambini ma anche adulti, solo così – nello scambio, nella relazione – l’istruzione è viva e utile.

*memo*

12 ottobre 2014, ore 15.00
Open Milano, viale Montenero 6

1) HOMESCHOOLING: incontro con Sybille Kramer
durata ca. 1 h – partecipazione libera

2) Laboratorio flexagoni & haiku
con Sybille Kramer e Silvia Geroldi
per bambini dai 7 ai 99 anni
costo € 12,00
prenotazione: stay@openmilano.com

  -> flyer Open/ Milano 12 10 2014

 

Domenica 12 ottobre da Open non vorrei ospitare polemiche, anche perché non ce ne sarà il tempo. Vorrei tanta attenzione per Sybille, per la sua esperienza e per gli incredibili materiali che ha prodotto nella storia di homeschooler, già pronti in un borsone destinazione Milano. Molti insegnanti e genitori hanno tratto spunto dai suoi post in questi anni, cogliendo un messaggio che passa forte e chiaro: homeschooling è non retrocedere di fronte ad ogni occasione della vita buona per imparare qualcosa di nuovo e diverso dall’esperienza abituale. È tempo dedicato, scambio, ambiente familiare, aria respirata, comunità e (ma non importa e non sempre) casa allegramente in disordine.

E a chi si chiede “ma cosa c’entrano flexagoni e haiku” rispondo: c’entrano, eccome. Sono fragili, piccoli e divertenti strumenti che non nascono per automatismo, vanno pensati e costruiti con attenzione e con logica, proprio come una lezione di homeschooling. Essendo anche un concentrato di creatività, le premesse sono certe ma il risultato non è prevedible e sarà lì, proprio lì, che allievi e insegnanti impareranno. Il supporto condiziona il testo, la forma condiziona lo sguardo, le parole e le immagini dialogano. Ragioneremo di animali ed entreremo in contatto con la sensibilità animista di Sybille, che faccio un po’ mia e mi rendo conto ora, scrivendo, è forse uno degli aspetti che più ci avvicina. Scopriremo quanti e quali animali sono presenti negli autori tradizionali di haiku, in particolare leggeremo quelli di Issa. E poi ci lanceremo spericolati ad inseguire gatti neri finiti in candeggina. L’obiettivo del workshop è che ciascun partecipante torni a casa con il suo flexagono poetico e decorato ben ripiegato in tasca e, speriamo, un bel sorriso sulla faccia.

Sybille intanto ha creato un maxiprototipo e se lo gira, rigira, stragira tra le mani in attesa di prendere il treno…

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