Tutta una roba di domande e di rete. Ma dal vivo.

Pronti, partenza, via. È fatta, ormai ci siamo.

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Come ci sono finita qui?
Perché sono da Open tutta seria (?) con il microfono? Per una donna-polpo: Sybille Kramer. Come resisterle? Aver raccontato la sua sedia su un blog non poteva bastare ed eccoci qui, in tre ore fitte fitte di incontro pubblico e laboratorio.

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Perché sono le storie ad interessarmi, ragionare in astratto di scuola e homeschooling mi annoia tremendamente. Se c’è polemica ancora di più, finisce che mi scoccio e cambio canale. Ma le storie, le singole esperienze, i modi creativi con cui ciascuno si industria per rispondere alle proprie necessità (di visione del mondo, di bisogni educativi, di organizzazione, di pura mera e banalissima economia…), ah!, tutto questo mi piace. Se poi si finisce tutti a tagliare carta e a giocare, mi piace ancora di più.

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E allora, ecco le storie delle molte istruzioni possibili allegramente mischiate intorno ad un tavolone di legno o incrociate in questi anni di web. Ecco il vociare pulsante della vita, che copre il chiacchiericcio di chi commenta solo e non fa… e soprattutto non vuole ascoltare gli altri, allontanando la possibilità remota di cambiare la prospettiva di qualche grado.

  • Matilde e la sua famiglia, che praticano l’homeschooling part time (grazie Catia di aver così ben raccontato sul tuo blog il pomeriggio passato insieme) e sono belli, concentrati, profondi
  • insegnanti che vedono i limiti della scuola tradizionale dall’interno e decidono che no, per i figli vogliono un’altra cosa
  • genitori che spediscono spensieratamente un figlio a scuola e si tengono l’altro a casa, a costruire lap book, perché per lui è meglio così, che mica i figli son tutti uguali
  • una famiglia che vive in un paese piccolo, resta otto ore fuori casa, manda il bambino nell’unica scuola a disposizione, che non è poi così male. Sempre vigili, però.
  • una famiglia che vive in un paese piccolo, letteralmente casaelavoro, si occupa direttamente dell’educazione dei figli dopo aver testato tutte le alternative accettabili su quel territorio
  • tanti, troppi bambini che a scuola hanno sperimentato una dose eccessiva di frustrazione, su cui genitori attenti sono intervenuti. E tutte le fioriture, i successi, gli inciampi, i reinserimenti, i sorrisi nuovi e le finestrelle
  • una famiglia italiana che prende e si trasferisce a Zurigo. Tutti alunni, tutti ad imparare il tedesco e a scoprire le meraviglie della scuola svizzera
  • una famiglia in cui la mamma ammette ad alta voce che no, tutta la giornata dedicata alla figlia non ce la fa, e ritiene  di aver avuto fortuna ad abitare vicino ad una scuola pubblica in cui le cose vanno mediamente bene, e a casa la sera si aggiungono nuovi stimoli e baci e pastelli a cera e conchiglie ovunque, e si fa quel che si può eh!
  • una bambina disabile che in famiglia migliora le proprie abilità e nel contesto della classe regredisce, con una mamma sveglia che supera l’isolamento con la rete, si informa, ce la fa
  • una famiglia che lotta per il diritto di assistenza a scuola, facendone una battaglia per i diritti civili, la parte buona del web a tifare
  • infine, uno stereotipo che tutti hanno incontrato almeno una volta nella vita: la paladina della scuola pubblica che si lamenta dell’insegnante troppo tradizionale, ma anche di quella troppo giovane, e in mensa si mangia malissimo e cinque giorni cinque corsi e alle riunioni di classe non ci va perché tanto si dicono sempre le stesse cose. Che se non è tua madre, in fondo fa ridere, fa simpatia. E allora sediamola al tavolone di legno, anche se per finta.

Un universo con mille domande e altrettanti modi più o meno creativi per rispondersi. In fondo, le scelte hanno molto più a che fare con la serenità complessiva della famiglia, con il modo di essere, con una visione del mondo che con i manuali di pedagogia.

Se proprio ne vogliamo fare un caso, c’è anche da dire che gli homeschooler visti da vicino non trasmettono ansia. Al contrario, contagiano con la voglia di fare, di sperimentare, e non è un caso che siano seguiti molto da vicino dagli insegnanti più illuminati in cerca di spunti. Certo, architettare mappe mentali, lap book e flexagoni significa mettere in crisi il sapere univoco, lineare, rigidamente suddiviso in materie. Significa sviluppare una buona manualità e l’apertura a percorsi multidisciplinari che sembrano non avere mai fine. Quanto è rassicurante, invece, avere dei confini?

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Homeschooling significa non temere le domande dei bambini, accettare una forte componente di non-predeterminato nella lezione. Questo implica anche mostrare le proprie debolezze e incompetenze, fare una risata, incominciare ad imparare insieme, a creare insieme. È una nuova visione dell’adulto, oltre che del bambino, no? Anche una nuova visione del Libro, dell’Autore, dell’Autorevolezza e della Cultura, voci che tornano in minuscolo e si costruiscono nel fare giorno per giorno. “Assunzione di responsabilità”, non è altro che quello. Un terreno comune su cui possono dialogare tutti: famiglie, bambini, homeschoolers, scuola tradizionale.

Ma che non si pensi che l’homeschooling sia pura improvvisazione, sia ben chiaro! Rido perché penso al modo convincente in cui Sybille pronuncia questa frase e alle mie lacune in questo senso.

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Il tema è caldo, come dimostra l’attenzione del blog del Corriere della Sera La ventisettesima ora.
Sì, va bene, ma quando si comincia a giocare? E come finisce? Ma finisce?
Il laboratorio è raccontato in un altro post, diciamo che questa fotografia regala una piccola idea di come sia andato:12

Insomma, domenica pomeriggio nessun buono vs cattivo, nessuna Montessori contro Gelmini, a occhio e croce i bambini che hanno partecipato al laboratorio, studenti a casa oppure no, sembra proprio si siano divertiti tutti. Piccoli fetenti, indistinguibili gli uni dagli altri, pensa te, ci fosse stata almeno una campana di vetro a contrassegnarli! Si sono divertiti anche i bambini più grandi, vero Isabella e Rossana? E anche noi quattro*, in fondo, sembravamo abbastanza disinvolte…

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*la terza è l’insostituibile Annarita Petrini, assistente alla fotografia e riprese video nonché ormai grande esperta della raccolta differenziata milanese; la quarta è una biondina di mia conoscenza, che si fa andare bene tutto: la scuola, il prescuola, il doposcuola, persino Milano Ristorazione. Sono io che imparo da lei il più delle volte.

Se siete arrivati fino a qui e volete farvi due risate alle nostre spalle, guardate questo…

Ci volete ancora bene?

Credits fotografie: Isabella Musacchia, Annarita Petrini, Silvia Geroldi

Qui trovate il racconto di Sybille.

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2 Comments Add yours

  1. Annarita ha detto:

    anche esperta della stazione di Milano, chiedetemi pure 😉
    è stato veramente divertente!

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