Perduti nel paesaggio (41)

il

Mi fa la festa
la fiera di paese.
Odor di vacca.

448.

Non ho la grazia di Giusi Quarenghi, che apre Io sono il cielo che nevica azzurro con enormi sboazze di mucche transumanti e musica di campanacci. Le mie son frisone di stalla standard, bestie industriali perciò meno poetiche per definizione. Eppure, ottuse e simpatiche, emanano ancora un riflesso del calore che ci piace pensare. Dai racconti di stalla dei vecchi – mia nonna che ricamava a luce di candela – a Segantini e indietro, indietro, indietro, in visioni natalizie, ma lì erano buoi e asini coadiuvati da pecorelle di plastica, stagni in domopack e molta convinzione.
In ogni caso eccomi oggi, con le persone che amo e mia figlia identica a me all’età in cui attraversavo in bicicletta la stalla degli zii, veloce e con il fiato sospeso, perfettamente consapevole di tagliare come un laser un flusso di energia. Consapevole di quella cosa lì, senza saperla descrivere a parole e anche timorosa di apparire un po’ strana. Che sì è vero erano gli anni settanta e c’erano i capelloni, ma nella mia provincia forse, e nella mia famiglia di sicuro, nessuno praticava yoga, tai chi o qi gong. E figuriamoci altri discorsi strani. Amavo e temevo le mucche, perciò passavo e ripassavo in stalla su una bici prestata, velocissima e selvaggissima, inseguita da un vecchio Collie complice. Mi piaceva da matti, perfino l’odore, e ho trascorso così alcuni pomeriggi estivi.
Con quell’odore di cacca buona oggi ho festeggiato il mio compleanno con un giorno d’anticipo, in un cortocircuito di ricordi e presente biondino. Tutto il tempo ho guardato Giulia felice di aver preso la codina alle giostre per ben cinque volte – io che la codina non la prendevo mai – e spericolata sui gonfiabili – io che ne avrei certo avuto paura. Ci ho messo quarantun anni ad essere me e oggi mi butto tenendo per mano polpi, per esempio. Addio frisone, o forse arrivederci. Chi lo sa, magari finirete in qualche strano progetto anche voi.
Profonda Padania, giostrine non previste, fienili, frisone, un marito, dei nonni, tutto questo buttarsi ridendo. E poi, come se fosse la cosa più normale del mondo, questa canzone in sottofondo. Tutte cose che non avrei ritenuto possibili e un pensiero per il povero giostraio, che vive dal 1984 la stessa eterna domenica.

 

WP_008077 WP_008081 WP_008082

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...