Emilio Isgrò, Grande Cancellatura per Giovanni Testori

1 2 4 5 6 7

Milano, zona Portello.
Intervento di Emilio Isgrò su un passo tratto da Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori. Un bassorilievo lungo 23.40 metri e alto 2, 47, un nuovo testo vivissimo con parole di mezzo secolo fa – le parole sopravvissute si possono toccare, vi cadono sopra le foglie – vicino al vero ponte della Ghisolfa, quello vecchio, e al nuovissimo ponte pedonale che lo sovrasta. In una rete di linee che si intersecano, ragionando sulla speculazione edilizia, incrociando l’architettura, l’arte, ascoltando gli echi della letteratura del novecento, proiettando ombre nei giorni dei morti e dei santi. E tutto – parole, cemento, ex vite ed intenzioni – mi sembra vivo e al di là dell’utile/inutile, del bello/brutto, del giusto/sbagliato. È banalmente forma del tempo che passa e in questi giorni complicati, dove le domande non trovano risposta, risulta comodo ripassare ritmi semplici e inalterabili.
Ho ereditato i racconti della Ghisolfa per osmosi, ascoltandoli da chi li ha vissuti e appare tra le righe come comparsa. Ho ascoltato il buono e il meno buono di quelle voci, l’orgoglio e la retorica, lo sfaldamento della vecchiaia. Con un distacco che mi ha protetto da un carico emotivo eccessivo, ho fatto in tempo ad annusare l’odore di quelle case popolari, che ora irradiano profumi più esotici e lingue misteriose, occhi giovani e logiche indecifrabili.
Noi che camminiamo in questa piazza senza alberi, che abitiamo queste vie di sconosciuti, siamo le attuali comparse di un testo che si riscrive in continuazione.

>>> aggiornamento: segnalo l’intervento dello stesso Emilio Isgrò a seguito dello scambio avvenuto nei commenti a questo post

Annunci

14 Comments Add yours

  1. luca808 ha detto:

    Una piccola premessa, sono cresciuto a QT8 e da bambino vedevo i trenini carichi di macchine che uscivano dall’Alfa di viale Scarampo. Sono almeno trent’anni che il quartiere aspetta la risistemazione urbanistica dell’area. Non che avessi ancora speranze, dopo la fiera di Bellini, ma la realtà della piazza, che ho potuto attraversare sabato scorso, mi ha confermato la delusione ormai pietrificata. Ne ho viste di piazze e ne ho viste crescere: la sistemazione dell’area fa schifo – i percorsi pedonali sono carenti e obbligano a lunghi peripli, l’area della piazza una vampa di calore (ci inchioderei il progettista in una giornata di luglio). Il verde una presa in giro. L’impressione pè quella di un monolito inaccessibile che forse risponde alle fantasie (squallide e stantie) di qualche magnate ormai lontano (i danni urbanistici in Italia si vedono sempre quando si toglie il cantiere, mai prima). Prevedo un rapido passaggio al degrado e alla rovina, che sicuramente è la cosa migliore che può succedere al “nuovo portello”. Il parchetto (un tempo si sarebbero chiamati giardinetti) di là dal cavalcavia, nonostante tutta la prosopopea di cartelli e ridondanza di segnalazioni che cercano di mitigare lo squallore, di fronte è un labirinto di cemento tra viadotti, e quella specie di collina con percorso a vite impedisce di salire e scendere velocemente: auguro al progettista di essere sorpreso dalla grandine in vetta (visto che sono buono e non penso a malori e soccorsi). Nulla di testoriano in tutto questo, nemmeno la scritta citata purtroppo. La città delle ringhiere, dei pioppi, del ferro e del dopoguerra l’hanno cancellata, ovunque sono riusciti (vedi Cuccagna). Milano si è incomprensibilmente consegnata a speculatori e delinquenti già una trentina di anni fa. Forse anche prima – ma ora basta, avrei mille cose da dire – rilassiamoci, e godetevi, cari abitanti della mia ex-città l’anno dell’ex-po. Personalmente, me ne sono andato da una decina d’anni, e non provo alcun rimpianto.

    1. stimadidanno ha detto:

      io ho sospeso il giudizio estetico sulla zona, caro Luca, anche se il parco con la collina mi piace nel suo essere artefatto come lo sfondo dei teletubbies. sono prestata a Milano, ci abito dal 2000, e non ho nostalgie. ho solo racconti di anziani che non ci sono più, qualche personalissima memoria sentimentale e tanto, tanto presente e futuro. è una città in cui sono rinata diverse volte, mutazioni che non mi sarebbero state possibili altrove suppongo – non in assoluto, intendo per come sono fatta io che ho bisogno di posti grandi e un po’ anonimi. perciò voglio bene a questa città e ho imparato ad aguzzare lo sguardo e a sorprendermi. forse tutti noi abbiamo bisogno di un altrove per rinascere, lo spostamento è sempre un segno molto vitale ; ) buona domenica!

      1. luca808 ha detto:

        grazie, carissima,
        buon lunedì a te, e scusa lo sfogo, che potrebbe sembrare allucinato. Ma non ho potuto resistere: le tue foto a me parlano di un reticolato da campo di concentramento, di strette passerelle dove si accalcheranno instupidite masse domenicali, della cancellazione di Testori… hai ragione, ognuno ha bisogno di un altrove, ma non è MIlano la città dove augurerei a qualcuno di vivere. Ti assicuro che ci ho provato, a starci, ci sono anche tornato per una decina d’anni, provando a stare in altra zona (Lazzaretto). Quando ho deciso di andarmene volevo anche aprire un blog, del tipo “[amare] Milano [da] lontano”. Ma dimmi, invece: hai mai conosciuto milanesi felici?
        Auguri e ancora complimenti per il tuo ricco impegno.

      2. stimadidanno ha detto:

        posto che la felicità è azione puntuale e che auguro a tutti qualche momento di felicità acuta e prolungati periodi di contentezza… certo che sì, ne ho conosciuti di milanesi felici! le persone che amano lo sono (parte Innamorati a Milano di Memo Remigi in sottofondo…)
        ti suggerisco questo blog: http://www.onalim.it/
        buon lunedì!

  2. luca808 ha detto:

    nati e cresciuti a milano? Ho i miei dubbi. Una volta una ragazza mi ha detto: “davvero sei milanese? Abito qui da dieci anni e sei il primo che conosco”. Le credo: i miei milanesi sono tutti altrove (o infelici).
    Anche il blog che indichi: carino, ma è di una siciliana. Ti ricordo che milano è quella città dove il sindaco progressista (non so come altrimenti chiamare quel pinocchietto calabraghe) fa affiggere manifesti con scritto “vuoi bene alla tua città” (o era “ama la tua città”, o “milano è bella”?… non ricordo… forse lo confondo con la Moratti, o Albertini…). Ahimé.

    1. stimadidanno ha detto:

      ho sposato un nato e cresciuto a Milano, figlio di nato e cresciuto a Milano, con nonni non milanesi ma arrivati da giovani… e appunto inconsapevoli comparse di Testori, così mi piace immaginare. Erano felici? lo saranno stati, a tratti, io credo. Come tutti nella vita, alti e bassi.
      ma sai cosa? non mi pongo mai la questione della purezza della milanesità, oggidì non credo abbia senso e in ogni caso non è lì che trovo la linfa vitale del mondo. Tale Andrea, titolare di ristorante cinese in via Cenisio, è senz’altro più milanese di me che ho abitato lì di fronte per qualche anno. Sarà felice, Andrea? Ci importa una città (un mondo) di milanesi puri o di persone felici? Io mi augurerei più persone felici (contente, su) intorno, sinceramente. Dove sei ora le persone sono più felici? se sì, tienitele strette strette : )))

      1. luca808 ha detto:

        nemmeno io mi pongo la questione della purezza (milanese o altro), e mi spiace che tu legga così le mie parole. Sono partito dal fatto che milano (e il nuovo portello) mi fa schifo e per questo me ne sono andato – come moltissimi, perché “la mia città mi impediva attivamente di essere felice”.
        Ora va molto meglio, grazie.

      2. stimadidanno ha detto:

        il botta e risposta sembra polemico, non lo è, credimi. e non intendo convincerti 😀
        “la mia città mi impediva attivamente di essere felice” lo comprendo benissimo, a me la provincia (la mia, non tutta, o forse era solo “la vecchia me”) faceva quest’effetto. mi piace e mi sembra necessario che le persone si attivino per trovare l’ambiente dove si sentono più realizzate o in armonia.

  3. luca808 ha detto:

    ok, ti credo. Intanto ho scritto a Isgrò, vediamo se ci dice qualcosa… 😉
    Buona serata milanese (senza ironia – ogni tanto qualcosa mi manca pure, non credere)

    1. stimadidanno ha detto:

      gulp! e me lo dici così di Isgrò? ci resto secca!
      buona serata anche a te (temo che le mie serate rispettino ben poco dei canoni milanesi ahahhahahhaha)
      a presto!

      1. luca808 ha detto:

        gulp ora lo dico io: mi ha già risposto, e un paginone fitto! Se mi mandi la tua mail (luca@edizionimontaonda.it) te la giro – o gli chiedo se possiamo pubblicarla?

      2. stimadidanno ha detto:

        ohhhhhhhhh
        e poi dicono che la rete è una cosa brutta!
        ti mando la mail in privato, grazie!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...