Due donne appese come foglie, compresa una filastrocca tipofila

donnaombra

C’era una volta un foglio, anzi una foglia

Questa è la storia di Carta da Pacco, signora contessa di Terra di Scotch.
Frusciava nel vento che entrava la sera quando alla finestra leggeva e leggeva…
Leggeva le storie in parole di altri facendo rumore di fuoco lontano,
sostava seduta – contenuta – indecisa se essere sedia o seduta,
se essere pacco o carta per storie, se avvolgere gli altri – o srotolarsi.
Eppure era enorme, era un rotolo intero, ce n’era per tutti (davvero davvero!)
Non fu un refolino a cambiare la stasi, non furon disegni bambini, né frasi.
Fu invece uno strappo | una lacerazione,
un vero confine: la parola FINE.
Contessa Da Pacco non era che un foglio, non era una striscia di carta infinita.
Le vennero i brividi, non c’era più tempo! L’aveva capita! E rincorse la vita…
Si fece aeroplano poi barca poi gru, tagliava le forme ridendoci su.
E quando era stanca di pieghe e ritagli contava i suoi pezzi, i suoi danni, i suoi sbagli.
Guardava i frammenti dei giorni finiti vedendo animali totemici e miti,
leggendoci un senso forse anche un po’ strano, trovandosi storie abbozzate lì in mano.
Che fare dei pezzi di carta sul palmo? Ne fece spirali, castelli in disarmo,
ne fece dei mondi non sempre sereni, palline e cartocci gettati nei fiumi.
Scomposta in pallini viaggiava lontano. Planava nel vento, scorreva nel tempo,
assorbiva le gocce di pioggia d’estate, cadeva per terra in certe serate.
Tornava all’asciutto se poi c’era il sole, emanando profumo di pause e parole.
Da tutti imparava, con tutto cambiava: non era più piatta; era mondo, pulsava!
Mancava la Terra di Scotch alla Contessa?
“Nemmeno per sogno” – pensava riflessa
nel cielo oronero di mille palline
di foglie di carta vissute e piccine.

*****

A fine anno si butta, così vuole la tradizione, si tengono solo le cose importanti. Quelle che ci permettono di andare avanti, di fare – oltre che dire. Di respirare a pieni polmoni e magari anche sorridere, non limitandoci a deambulare con il pilota automatico inserito (da altri).
Quest’anno le fragili foglie sono il tema di un concorso indetto dall’Agriturismo 26punto80, un posto di amici e topinambur a cui voglio molto bene. Pensavo alle foglie distrattamente, nelle scorse settimane, tutta presa nel vortice di un’attività triste e liberatoria: l’impacchettamento o la frantumazione di documenti ingialliti. Se sono stanca di testa filastrocco senza inibizioni come viene viene. Non m rileggo troppo e faccio spallucce all’ingenuità, lascio scorrere, ed è arrivata così questa storiella, con tanto di zeppe stupidelle per riempire le rime.
L’immagine di Roberta Cadorin c’era già, anche nella mia memoria forse, ed è bastato ritrovarla per ritrovare la Contessa Foglia che perdeva i giorni tra rotoli di carta e scotch.
Ora Silvia e Roberta sono appese in coppia su un muro a Longiano, insieme ad altre elaborazioni sul tema “foglia” che presto andrò a vedere di persona. Tra gli alberi da frutto che riposano in collina e i conchiglioni che scrocchiano sulla spiaggia adriatica, mi ritroverò leggera e penserò al futuro. Ci saranno le persone che amo, alcuni amici nuovi, qualcuno lontano solo fisicamente. Roberta vicinissima. Il mare a suggerire, come sempre, le trasformazioni.

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