Una mattina mi sono svegliata e mi sono accorta che sta arrivando l’Expo

Quest’immagine non c’entra nulla con quello che ho notato questa mattina. È il mio omaggio alla Tunisia, che negli ultimi anni ha ospitato tre volte i ricordi azzurri, caldi e ventosi della mia famiglia. Ormai diversi anni fa ci ho svezzato mia figlia, in Tunisia. Cus cus, melone spappolato con le gengivine, pianti isterici per lo spuntar di denti. La scoperta del mare. Famiglie. Donne che radunano i figli con un solo sguardo boomerang piazzato senza clamore. Begli uomini fragili, in fissa con le scottature.
Ti omaggio, quotidianità tunisina che qualcuno invade con violenza, e mi sposto a Milano.

Questa mattina uscendo dal supermercato vicino alla scuola ascoltavo due donne che chiacchieravano per strada. Camminavano con calma, avviando la loro giornata senza ufficio e, temporaneamente, senza essere tirate per la giacchetta. Proprio come me. Parlavano di soldi, del far bene i conti, e quella con accento slavo diceva: “Voi (italiani) ve la cavate con la pasta. Ne mangiate tanta, la sapete cucinare in molti modi. Noi non siamo troppo abituati, posso farla una volta alla settimana. Quindi è un casino”. L’altra, italiana, ha risposto che in effetti sì.

Scusate, nei mesi scorsi sono stata molto distratta. Avevo le mie ragioni, giuro, per ignorare l’Expo e pensare al pianeta che si nutre ogni giorno a a pasta e cevapcici. Mi arrivavano come un rumore di fondo le polemiche, le foto su instagram, i lavori per la metropolitana, le grafiche discutibili, i molti risvolti di costume e di (s)contorno. Percepivo infastidita tutta la parte non nutriente: le foglie d’oro, i fogli della burocrazia, le mazzette.

Ero distratta, ma ora mi ripiglio. Perché al di là di tutte le prese di posizione, la parola NUTRIRE è bellissima e vale la pena assaggiarla. Sa di madre e di padre e di responsabilità, sa di nucleo e di crescita, di evoluzione. Sa di progettualità, politiche e consapevolezza, ma ancora di più di spinte naturali che vanno, vanno, vanno a morsi verso la vita, in barba ad ogni tentativo di controllo.
Che sia il controllo qualità o il controllo delle teste e delle coscienze, o più oziosamente l’ultimo controllo all’impiattamento, la fame vince su tutto, vorace violenta e beffarda.

E brava, ti ci voleva l’Expo.
No, mi ci voleva il tempo.

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2 Comments Add yours

  1. Alessandro Mazzi ha detto:

    Post comunismo…

    1. stimadidanno ha detto:

      eheheh… io ci arrivo sempre un bel po’ dopo alle cose 😀

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