Saul Steinberg: un artista, una vita anche un po’ milanese, un giallo

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18 – 29 Maggio 2015, lun-ven 9:00-18:00
Politecnico di Milano
Scuola di Architettura e Società
Spazio mostre Guido Nardi
Via Ampère 2, Milano
ingresso gratuito

Una mostra spartana nell’allestimento, minima nella durata, ma ricca di spunti. La consiglio.

Immagino Saul Steinberg, diciannovenne rumeno di origine ebraica, arrivare a Milano nel 1933. Lo vedo studiare, laurearsi, divertirsi e innamorarsi nell’andirivieni del bar Grillo. Vedo uomini di cultura riconoscerne il talento e accoglierlo come vignettista nella redazione di riviste satiriche. Poi le leggi razziali, la guerra, l’America, la carriera internazionale, nuovi contributi in Italia e un’influenza enorme su tutto quello che avverrà dopo, ogni volta che si prenderà in mano una penna nera a tratto sottile o quando si rifletterà sulle città, sulle autobiografie false o ricostruite, sulle maschere, la verità e la solitudine.

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(Autogeography, 1966)

In mostra viene proiettato il bellissimo servizio di Sergio Zavoli, che nel 1967 passò un’intera giornata con lui. Solo quello, introvabile in rete, vale l’intera mostra. Nazione Indiana ne ha pubblicato la trascrizione, ma certo vedere Steinberg disegnare o comporre dal niente una maschera parlando della teoria del naso è tutta un’altra cosa.

Non ho trovato un leaflet o una pubblicazione che riportasse le belle citazioni e qualche immagine, perciò mi sono permessa di scattare orribili foto, tremende anche per via delle modalità di esposizione con vetro e luci un po’ sparate. Spero di non far torto a nessuno nel condividere questi appunti visivi. Del resto, il mio appuntamento con le parole di Steinberg è solo rimandato: ho ordinato Riflessi ed ombre.

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(potevo farmi scappare una sedia?)

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(non solo linee fluide, anche timbri)

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(la Galleria è un labirinto)

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(profezia?)

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(muri a spirale, i labirinti disegnati per la Triennale di Milano del 1954)

Una curiosità: nell’atrio del palazzo Mayer, in via Bigli 5 a Milano, Steinberg aveva realizzato un grande graffito. Una ristrutturazione catastrofica e anche abbastanza recente ne ha tolto ogni traccia. Oggi ho trovato in rete un articolo di Repubblica del 2000 in cui la vicenda è descritta con i toni del giallo.

Info:

http://www.saulsteinbergfoundation.org/

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One Comment Add yours

  1. Pendolante ha detto:

    Bellissimi disegni

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