Pulgarcita Cascherina

La donna di oggi non crescerà troppo in altezza. Se ne rende conto lì, nel cortile della scuola, a festa finita. Aveva forti sospetti ma oggi è tutto limpido e netto, proprio come la luce di questa giornata che non finisce più. Seduta sul terreno battuto, mentre i compagni di classe ancora saltano intorno a lei per smaltire l’adrenalina delle gare, abbassa la testa e sente il gusto di una lacrima. Una giornata intera dedicata allo sport, gli occhi continuamente addosso, i risultati, lo sbruffone che sfotte, il tifo esagerato dei genitori (degli altri). Troppo di tutto, troppo per i suoi piccoli anni e pochi centimetri, per le scapoline che sporgono e la sua lingua lunga costretta all’inattività. Zitta e corri. Zitta e salta. Zitta e fai canestro (sì, canestro…). Zitta e passa sotto l’ostacolo. Zitta e passa la staffetta. Zitta tutto il giorno perché oggi contava solo il corpo e lei di corpo ne ha ben poco da offrire. Occhi buoni, grande sorriso, carattere mansueto: gli altri giorni tutto questo le serve per avere un collaudato posticino nel mondo, oggi no.
Oggi è tutto diverso e con il sudore è evaporata anche la pazienza. Pulgarcita si rende conto che sarà una mascotte per sempre e non le sta per niente bene.
Qualcuno si accorge delle sue lacrime ed eccoli tutti di nuovo intorno a trattarla da bambolina. Che nervi. Dove sono all’intervallo e all’uscita della scuola, quando lei li tempesta di domande, quando vuole sapere com’è la camera in cui dormono, che lavoro fanno i genitori, cosa mangeranno a cena? Loro corrono, vanno veloce, vogliono il risultato o il cartone animato, fanno sport o si cercano al parco. Non hanno tempo. Non c’è tempo per i tempi di Pulgarcita, che sono narrativi e articolati, vanno avanti e tornano indietro e poi riprendono. E che ne sanno loro?
Non c’è tempo per chiacchiere e storie, oggi? Pulgarcita è un vaso di pandora di curiosità, il suo potenziale di apertura al mondo è di molto superiore a quello di altri bambini apparentemente più scattanti di corpo e di testa.
Se solo le rispondessero, se la prendessero sul serio e ci fosse un reale scambio, che vada al di là del corpo in miniatura da vezzeggiare.
Pulgarcita, con più parole – e con parole diverse, da grandi – crescerebbe. Non in centimetri, ma emotivamente. Uscirebbe dai suoi vestiti da bambola e dal clichè della bassetta che punta tutto su simpatia e furbizia. Lei è molto di più di una pollicina qualsiasi e non è giusto che agisca solo in conseguenza delle azioni di altri.
Lei è un’Alice Cascherina, una prima donna con gran personalità. Ha diritto a muoversi come e dove vuole spinta da un’enorme, preziosissima curiosità che gli altri non notano. E manco se la sognano. Qualcuno le deve dire che può esplorare il mondo con il ritmo bislacco della fantasia, che può opporsi al cronometro e al chilometro, se crede. Sia concesso a Pulgarcita Cascherina di affondare in una torta, in un libro o in un cassetto. Ne uscirà con storie ben raccontate, io lo so, ed è per questo che domani le porgerò letteratura e non consolazione. Strizzandole l’occhio.

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