Maschere, una passeggiata

Sto organizzando i materiali per i laboratori di Sauris. Parto dal primo, questo:

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(si ringrazia l’Asilo di Ampezzo per la cura con cui ha realizzato i banner dei laboratori)

Mentre mi rendo conto che forse la colla vinilica non sarà sufficiente, capisco anche che ho voglia di condividere il mio piccolo percorso sulle maschere. Un tema immenso, affascinante oggi anche per tutto il parlare che si fa di esposizione mediatica e personal branding. Ma noi, a Sauris, saremo bambini. Tutti. E festeggeremo un carnevale fuori stagione.
E dunque con la leggerezza di una bambina e infischiandomene degli approfondimenti, fornisco la traccia del mio volo pindarico.

Sono partita da questa maschera del carnevale saurano

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ph. di Ermes Colle

che mi ha cacciato in mente manciate d’Oriente e Africa.

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fonte

Oriente ed Africa, io li ho vicini. Vicinissimi. Letteralmente sotto casa. Ne sento i profumi e mi immagino le storie. Alcune le conosco, dei veri e propri viaggi, odissee attualissime con traversie e riscatti. Dietro le storie, volti e parole e quotidianità. Ho piccole realtà private da raccontare ai saurani in cambio delle loro leggende antiche. Ho bambine bellissime che in un anno hanno conquistato una lingua ospite faticosa, e allora c’è la gioia di ritirare una bella pagella con il vestito elegante… un’eleganza acrilica, rosa principessa, e si ritorna al carnevale. Forse, il carnevale fuori stagione è la parte più sincera di noi. Forse, quando penso i laboratori e comunico gioco e libertà, sono serissima.

Comunque, la mia maschera è questa

io

Masala piccante, agar agar, una foglia e un po’ di mare. Strizzo l’occhio con un’arachide.

Vogliamo dare uno sfondo artistico a quello che per noi sarà solo un gioco? Massì. Se avete voglia, guardata questo video su Enrico Baj (spiegato ai truzzi).

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Ma le mie maschere preferite sono quelle di Saul Steinberg. Un naso con tante riflessioni intorno.

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“Io credo che il naso sia la parte del nostro corpo più primitiva, la più originale e privata; gli occhi e la bocca sono già, come dire, elementi politici della faccia, mentre il naso è rimasto un po’ l’antenato della faccia, è la parte meno evoluta.
Allora nella maschera io uso il naso come elemento veridico. Qui io faccio me stesso primitivo, cioè occhiali, naso, occhi e bocca”.

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“Questa è la maschera che mi protegge dagli altri; infatti con questa maschera io potrei parlare nella maniera più libera e divento in un modo completamente diverso. Se torniamo indietro e rifacciamo tutto da capo con la maschera: vuole scommettere che dirò il contrario di quello che ho detto?”

Dal programma televisivo Incontro con Saul Steinberg, Radiotelevisione italiana, 1967. Trascrizione di Roberta Sironi. Fonte: Nazione Indiana.

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