Sauris. Che è tutto il mondo, però a 1200 mt sul livello del mare

Sono tornata per la seconda volta in un mese a fare laboratori in biblioteca.
Le biblioteche, che posto strano! Che posto pericoloso! Pieno di libri! LIBRI VERI! Cioè non titoli su cui proiettare frustrazioni superficialmente, su cui mettere like e dislike e formarsi opinioni giusto il tempo di un click. Li ho visti da vicino, io, i libri. Credetemi. Sono AGGEGGI COMPLESSI che fermano il tempo e un po’ lo cambiano. Funzionano come le persone importanti della nostra vita. Vanno sfogliati e letti, per esempio. Si toccano! Ma il problema non è quello, è che poi non finisce lì. Quelli, quei fetenti dei libri (e le persone), restano anche quando li hai posati. Ti restano in testa e lavorano. E lavorano con quello che in testa già c’è. Si mescolano alle idee, le interrogano, ne sfumano il colore, si aggregano come molecole. E anche quando sembrano essere evaporati, restano tracce di parole.
I libri e i pensieri diventano sempre qualcosa d’altro che non si può prevedere. Come i figli.

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Piccolo blu e piccolo giallo, vale a dire la vita.
E ci dispiace per gli altri che sono tristi, che sono tristi.

I libri, non ho quasi il coraggio di scriverlo, massì, lo scrivo: FANNO VENIRE NUOVE IDEE. E fosse solo quello! FANNO ANCHE VENIRE DUBBI. Avete capito bene: TENGONO SVEGLIO IL PENSIERO PER PIU’ DI UN SECONDO. E regalano le parole, quelle che abbiamo sulla punta della lingua. Fanno persino pensare: posso farcela anche io, voglio “fare” un libro.

Per esempio, metti di trovarti un tipetto con il cappellino al contrario, vuole diventare un rapper e frequenta un luogo di perdizione come la Biblioteca di Sauris (Sauris di Sotto, 1200 mt sul livello del mare). Restituisce un romanzo, si ferma a giocare con legno e spezie e nel frattempo mi regala un po’ del suo mondo. Che è strutturato, sorprendente. Bene, io e quel tipetto non ci saremmo scambiati niente, non fosse stato per tutti quei libri intorno. E ora lui ha nuove idee e io anche.

E poi quell’altro, venti chili di occhi azzurri e perspicacia. Lui è un razionalcreativo, disegna dinosauri con temperamento e rilega fuori dagli schemi, ma con armonia. E mi attende fuori dalla biblioteca da un’ora, lui e la sua inseparabile bici. Capite? I libri, i flexagoni e le bibliotecarie con le trecce sono strumenti pericolosi e addirittura generano aspettative!

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E insomma ero lì con tutti ‘sti libri intorno e abbiamo incollato, odorato, contato sillabe, creato un grande librone d’artisti, piegato flexagoni…
Non contenti dei libri che c’erano, ne abbiamo creati di nuovi. La rilegatura giapponese nella sua forma base e in molte autonome varianti è stata una vera rivelazione. Ago e filo hanno coinvolto davvero tutti, dai 4 ai 60 anni, e nessuno è stato a chiedersi se il ricamo fosse un’attività prettamente femminile. Perciò perdonate se la sopracitata bibliotecaria e la sottoscritta non si sono schierate contro chi mette all’indice i libri, se non ci siamo arcobalenate la foto del profilo sui social network… è che eravamo impegnatissime (e con molto pride) a controllare che nessuno si facesse male con il punteruolo e che strane misture di curry e alghe non finissero sui libri di Leo Lionni. Sempre sia lodato.

Vorrei raccontarvi facce e discorsi, profumi e risate. Vorrei raccontarvi un paese e gli amici che ci hanno coccolato tantissimo. E quella donna lì, la trecciolona, che sta svolgendo un lavoro importante per la comunità e per quei ragazzetti. E le donnine del silenzio locali, impegnate a scegliersi il futuro. E tanto tanto tanto altro… Ma vi lascio le immagini (solo alcune, catturate frettolosamente) e tengo il resto nel cuore, prima o poi finirà distillato da qualche parte, in altra forma.

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In ultimo, qualche link su Sauris se volete farvi un’idea:

http://www.sauris.org/
> La pagina fb della biblioteca
> Un posto bello dove dormire
> Il feltro contemporaneo

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