Cosa accade in un laboratorio di haiku per gioco?

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Non c’è niente di più difficile che essere liberi avendo a disposizione la massima libertà possibile. A volte serve una piccola gabbia per ruggire con impeto ed energia. Soprattutto quando qualcuno ci invita in uno spazio in cui è possibile alzare la voce, noi che per gran parte della giornata ascoltiamo, eseguiamo, ingurgitiamo.
(No, non sto parlando solo di bambini).

L’haiku per gioco è questo: una regola, una misura entro la quale esprimere un pensiero non condizionato dai criteri del bello e dell’utile, piuttosto sgorgato da una spinta di liberazione.

Rispettare la regola del 5/7/5 è un inizio importante per comprendere che 1) il pensiero è (anche) forma. Esplorare una forma piccola è alla nostra portata. Bellissimo, stupefacente! Cosa impariamo? Che tutte le parole diventano necessariamente importanti: non si buttano a caso, si scelgono.

E questa è la seconda tappa del cammino: 2) le parole hanno (anche) un peso. Dov’è posto il peso maggiore? che effetto si ottiene spostando i pesi? il significato cambia? Oh no, nel laboratorio di haiku per gioco non si arriva quasi mai a parlare di kireji, ma l’impressione è che lo si sperimenti involontariamente in una versione buffa, spesso schiettamente comica.

Le espressioni hanno una forma, un peso, ma anche un colore e un contorno. Perché 3) le parole sono immagini e ci girano in testa spesso incontrollate come simpatiche fiere, per quanto proviamo a tenerle a bada. E allora tanto vale farle uscire e poi subito metterle in riga, in una disposizione che ci aiuti a controllare il caos, il rumore e il mondo non conosciuto.

Uno degli approcci dei laboratori di haiku per gioco si concentra quindi sulla forma 5/7/5 sillabe: da indagare, esplorare e persino tradire, a volte.
Questa è una delle scelte possibili, non l’unica. In un percorso più articolato rispetto ad un singolo laboratorio, si potrebbero approfondire molti punti (tematici, culturali, linguistici, poetici) e io non vedo l’ora che mi venga data questa possibilità.
Ma il laboratorio episodico è un gioco, e il gioco esige ameno una regola. Il 5/7/5 da questo punto di vista è una regola perfetta perché semplice e alla portata di tutti. Anche dei piccolissimi, se guidati.

Su Haiku seduti sotto la luna ho riportato qualche componimento nato nel corso dei laboratori di Sarmede legati al libro di prossima uscita Senza ricetta, nella cucina di Marta, ed. Bohem Press Italia, realizzato in collaborazione con la Fondazione Štěpán Zavřel da un progetto di Monica Monachesi e Pino Pace. Testi di Silvia Geroldi, illustrazioni di Giuseppe Braghiroli.
Inoltre, è anche pubblicato il testo presente sul catalogo della Mostra. Se vi va leggetelo, spero vi incuriosisca rispetto al volume di prossima uscita.

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È un buon esercizio, l’haiku per gioco. Provate!

 

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