Senza ricetta in classe a Parma. Parlando di cibo, si parla di tutto.

Senza ricetta, nella cucina di Marta ha incontrato, e incontrerà, anche le classi.
Se in libreria arrivano spesso i piccolissimi, incantati dalle illustrazioni di Giuseppe Braghiroli e coinvolti sulle prime più dalle situazioni in cui Marta si trova che dalla forma dei testi, è sui banchi che il libro viene apprezzato in tutti gli aspetti. I bambini ascoltano la lettura, commentano, e poi scalpitano. Vogliono provare. Vogliono giocare.

Nella mia recente esperienza a Parma (una terza, tre quinte) sono stata molto colpita – e divertita – da alcuni aspetti. Provo a riassumerli.

_ Busso, interrompendo una spiegazione sul gerundio. L’entusiasmo per l’haiku è già a mille, anche se non si capisce bene cosa sia.
Mentre l’avvio di un laboratorio poetico in libreria è sempre incerto, risentendo di un’allure scolastica, in classe la poesia attiva è altro dalla routine. Gioia, timidezza che si scioglie piano e persino un intervallo saltato volontariamente. Ohibò.

_ Bambini con disabilità, casi difficili, semplici discoli e coinvolgimento.
Evviva la scuola pubblica. Evviva gli insegnanti, di sostegno e non, e quella banale quotidianità punteggiata da giorni memorabili che mi vengono raccontati con orgoglio: quando F. ha camminato, quando I. ha scritto. Evviva tutte le immagini belle nella testa di M., che basta solo incastrarle in forma 5/7/5 e sono tra le più poetiche emerse.
Evviva soprattutto i bambini, tutti. E la disposizione fantasiosa dei banchi, a serpente, a isola, o con una logica incomprensibile che costringe a fare lunghi giri per raggiungere una mano alzata. Evviva l’abitudine a lavorare in gruppo, con i pignolini a contare le sillabe, i fantasiosi a rinverdire il futurismo (“Silvia, i miei sono 5/7/5 ma non hanno senso!”), i duri dal cuore tenero ad includere e proteggere e spiegare, gli ambiziosi a chiedermi “ma diventiamo famosi?”.
Evviva il fatto che compongono tutti, proprio tutti, e a parte le disabilità più evidenti io non mi accorgo di casi speciali: ogni bambino mi tira la maglia allo stesso modo. E Silvia di qua, Silvia di là, gioia pura e sorrisi ovunque.
Evviva la poesia che si fa sulle mani, che cerca il contatto delle dita, una poesia amica dei gesti.

_Il gioco alla poesia per riflettere sul linguaggio: parole e idee sono dentro di noi.
5/7/5, come a dire “Ok, ho capito la regola, ora so cosa devo fare. Ci provo”. Partenze più o meno caute, ma vanno. Coerentemente con il tema del progetto specifico studiato per questa scuola, si lavora sull’area semantica del cibo e ogni classe ha già preparato un cartellone sul quale troneggiano parole e concetti. Quando la tecnica è acquisita, si utilizza il cartellone per giocare, indicando una parola a caso. In alcuni casi i bambini sono talmente bravi che alzo l’asticella: chiedo di comporre un haiku consapevolmente comico o di riflettere sui modi di dire che in qualche modo hanno a che fare con il cibo. Sfrigolano le testoline, mille scintille sui polpastrelli. In una classe serve un’ulteriore sferzata ludica: regalo parole aggiuntive che ho scritto su foglietti colorati. L’idea della parola assegnata piace a tal punto che una bambina mi chiede: “mi dai il biglietto con la parola dolce“? La guardo, ridiamo: l’idea è già in lei, serve solo una legittimazione.

_Il tema del cibo è stimolante? Le sorprese non arrivano dalla tavola.
Il laboratorio è un seme lanciato. Alcune maestre lo faranno germogliare e già mi scrivono che i bambini continuano a comporre. Nelle mie due ore si parla molto di cibi graditi e non graditi, di spreco, di ricette tradizionali, di momenti conviviali. Ho dato un tema e giustamente i giovani poeti sono coerenti e concentrati sulla tecnica… ma non mi sorprendono. Poi, inaspettatamente, arrivano le similitudini, i mondi immaginari, le riflessioni metalinguistiche e dei bellissimi fuori programma. Registro un dentista rap, un disincantato aforisma sul sale, un cavolfiore che si trasforma in disgustafiore, una critica sociale sulla futilità delle ricette in tv, qualche pensiero sull’amore e due delicate inquietudini preadolescenziali in tono dark. Per quanto mi compete la vera poesia è qui, anche o soprattutto quando è fuori dalle righe.

Più avanti documenterò il progetto completo che include il laboratorio di illustrazione con Giuseppe Braghiroli. Bimbi fortunati!

Ecco per ora qualche scatto frettoloso, se siete curiosi…

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