BCBF2016 – Pics

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Tre giorni di Fiera, LA Fiera.
Quel proteiforme essere che chi si occupa di letteratura per l’infanzia non può ignorare. Quella planetaria gita scolastica che trasforma professionalissime editor in Cinderelle al gran ballo, insinua dubbi negli illustratori, ispira metafore alate spalmate sui social dagli autori, e nei casi più fortunati fa ridere, commuovere, pensare. Forse anche produrre.
Perché di industria trattasi, ricordiamocelo ogni volta che ci viene richiesto di lavorare gratuitamente.

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La folla – L’evento annuale non è semplicemente un ritrovo di idealisti che vogliono migliorare il mondo con figure e parole. Lo raccontano: gli stand inanellati nei padiglioni uno dietro l’altro come grani di un rosario; i progetti editoriali raffinati e quelli gridati, copiati, rilucidati; le file di illustratori per l’analisi del portfolio; le trattative per le coedizioni; la grinta che serve per guadagnarsi un caffè e un contratto.

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Le facce, le voci – Ci si vede tutti i giorni sui social, viviamo come in una gigantesca unica azienda distribuita in un grattacielo senza fine. Molti i reparti, importanti le figure di raccordo, fondamentale il chiacchiericcio perditempo. Tutti sappiamo tutto di tutti.
Epperò i volti e le voci dicono tanto e cambiano le prospettive. Raccontano della sicurezza smaliziata (il mestiere), della timidezza e del bambino interiore che se la culla facendone tesoro, delle risate vere e false, dei motivi per cui si sceglie di fare libri e non altro. Sono facce e voci, spesso, gli elementi che determineranno i progetti futuri: come procedere e sviluppare, come proporre, come collaborare, come trovare equilibri. E lì il personal branding si arrotola le maniche, che c’è tanto da fare.

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Le idee – Se ne parla su panchine di cemento, appoggiati contro muri di cartone, al ristorante. Si pensano progetti strambi sfogliando un libro commerciale. Si resta perplessi davanti alle proposte furbe che vorrebbero strizzare l’occhio alla nostra pancia. Si cerca poesia e la si trova, non necessariamente in un libro di poesia. Ci si meraviglia, ci si incanta, ma si ha anche una fortissima percezione delle direzioni che proprio non fanno per noi.

I mondi – Altri immaginari chiamano. Altri alfabeti, ambigui o incomprensibili come versi esotici, risvegliano parti di noi che non conosciamo.. Chissà quali, tra le molte idee colte e rielaborate, prenderanno il volo e canteranno come cicale non solo per gli autori, ma per tutti.

Ecco, a riflettori spenti, mente stanca e voce consumata, riesco a sentire un isolato e balbettante frinire. Quindi passo e chiudo e vado a cercare un retino…

***

(Le fotografie in fiera sono sempre bruttissime. Neon sparati, plastica, facce sconvolte. Vi ho risparmiato tutto. Le immagini sono tratte da un libro coreano che, se ho capito bene, è intitolato La Cicala)

***

Eh va bene. A grande richiesta, ma a scorrimento veloce, ecco le immagini già pubblicate su fb:

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Pendolante ha detto:

    Io c’ero ieri

    1. stimadidanno ha detto:

      ho visto compromettenti foto con i puffi!

      1. Pendolante ha detto:

        Ha ha ha… Sì, infatti

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