Sì ma… che cosa fai, esattamente?

Negli ultimi tempi mi è capitato di incontrare diverse persone che non vedevo da tempo. Trovano un’altra Silvia, indubbiamente, e restano spiazzate. In quasi tutte ho colto un’aria perplessa e non sempre sono in grado di spazzare via quell’espressione.

“Cosa fai?”. Com’è difficile rispondere a questa domanda.

Ho scritto un libro per bambini, una storia in forma di haiku che si può leggere ai piccolissimi e può essere da spunto per i più grandi. Mi onora che venga utilizzato dalle insegnanti nelle classi, mi intenerisce pensare che sia anche una storia per la buona notte.

Incontro molti bimbi, li osservo. In classe, in libreria, fuori dalla scuola. Quelli con la luce negli occhi, che si mangiano il mondo. Quelli che vorrebbero essere da un’altra parte. Quelli che cambiano idea. Quelli che non sanno desiderare. Quelli che già si intravede il ragazzo, la mossa smargiassa, l’ambizione. I tatoni che cercano la mamma. I maestrini. Quelli che stanno immobili per paura di sbagliare. Quelli con l’agenda piena. Quelli con la casa che puzza di cibo e parenti.
Poi c’è Kana, 4 anni, che delle mie parole fa anche a meno. Ha deciso che la storia di Marta la racconta lei, guardando le illustrazioni di Giuseppe. Sai che faccio, Kana? Mi rimetto al lavoro con in testa la tua frangetta e i tuoi occhi di bambina libera e forte.

Faccio giocare le persone. Grandi e piccole, non fa molta differenza. E non importa se uso i timbri, un certo tipo di carta, gli haiku, gli aghi, i rulli… Qualsiasi sia il progetto, il mio obiettivo alla fine è uno soltanto: mettere tutti in una condizione di rilassata fiducia nelle proprie capacità espressive. Che ognuno si porti a casa qualche cosa, secondo la propria sensibilità: la voglia di leggere Issa o Shiki, la curiosità di cercare nuovi materiali e riprodurre una tecnica, la gioia di aver imparato qualcosa di nuovo, la sperimentazione di un’ora e mezza di attività sganciata dalla misurazione della performance.
A volte quando tocco questo punto noto nei conoscenti la rughetta del sarcasmo. Se la tengano, perché su questo tema divento seria seria. È una grande soddisfazione sentire un adulto con le dita sporche di inchiostro esclamare: “Che bello, questa cosa viene molto meglio quando la sbaglio”. L’idea di poter essere una giocosa leva che manda in tilt un ingranaggio rodato mi diverte molto. Quando poi nell’ingranaggio ci finisce un bambino (prescuola/scuola/doposcuola/corsi/voti/risultati/abilità acquistite/giudizi…ansia!) mi pare di fornirgli una liana di salvataggio.

Rubo. Ogni volta che incontro un gruppo o che collaboro con qualcuno, mi porto a casa un bagaglio di esperienza che riutilizzo per il progetto successivo. Ecco perché le sessioni dei miei laboratori non sono mai uguali. Cambiano gli ingredienti, cambio io, cambiano le persone con cui mi metto in relazione. Ed è proprio tanto bello. E ogni volta imparo.

Prendiamo la giornata di ieri a Vigonza. Leggera come un ricamo, come un haiku. Ore di luce, concentrazione, sperimentazione, risate e gusto. La mattina un bellissimo gruppo di adulti, composto prevalentemente da insegnanti. Nel pomeriggio bambini e mamme, tutti su un prato.

Grazie a Sara Canevarolo, che è proprio un’anima bella e generosa ed è riuscita ad organizzare una giornata indimenticabile.
Grazie a Yuri Cagawa, che ha cucinato per noi prelibatezze giapponesi.
Grazie al Comune di Vigonza che ci ha concesso l’uso di una sala bellissima, il sogno di chi fa laboratori: spazio, tavoli grandi, luce.
Grazie a tutte le persone che si sono divertite insieme a me, abbandonando schemi, scoprendo, inventando.

Cosa faccio esattamente? Questo. Non proprio tutto: per la gioia di grandi e piccini ha cucinato Yuri!

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Catia ha detto:

    Dai Silvia, facciamo che io sono Nanni Moretti e tu la tipa che risponde: “vedo gente, faccio delle cose…”.
    Ma tu sai esattamente cosa fai e che gente vedi e sono cose bellissime e persone bellissime.
    Grande Silvia, continua così!
    Cosa fai esattamente? Segui la tua strada! È una grande fortuna.

    1. stimadidanno ha detto:

      Catia..un bacio grande!

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