Gli incontri con le classi in libreria. Alcune strade (le mie).

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Il programma delle prossime settimane prevede diversi incontri con le classi in libreria, a Milano e a Monza. Librerie un po’ speciali, dedicate soprattutto alla letteratura per l’infanzia, gestite da donne competenti ed empatiche.

In alcuni casi il progetto della scuola prevede anche la visita alla biblioteca di zona. Mi piace: libri come punti di riferimento sulla nostra mappa, quotidiana eppure emozionante. Libri in prestito, sfogliati, acquistati, scambiati. Perché il libro è una merce viva, che si attiva nella relazione e si inserisce in un territorio.

Ogni volta che mi trovo di fronte una classe ho una grande occasione e non voglio vada sprecata. Quando leggo alcuni haiku di Senza ricetta e cerco un riscontro nella realtà vissuta, mi rendo conto che molti bambini non giocano con la terra, non cucinano con i genitori, non conoscono l’esperienza fondamentale della lettura ad alta voce, non hanno alcun contatto con le arti visive. Molti di loro proprio non sono abituati ai nostri cari e amatissimi albi illustrati, alle parole scelte con cura, a figure adulte che ascoltano e non giudicano. Eppure…

Il mondo di rugiada
è un mondo di rugiada;
eppure…

Issa

 

Eppure eccoli lì, con gli occhi pronti a bere. Lì, i più agitati in prima fila. Si meritano di essere trattati da persone pensanti. E allora scelgo il meglio, naturalmente quello che è il meglio per me: forme, colori e parole che non hanno mai visto, che sfidano il loro senso del bello e la loro idea di libro.

È molto interessante per me uscire dai binari del laboratorio espressivo scelto da famiglie preparate e consapevoli, iscritte alle associazioni culturali, lettori forti…insomma: genitori e bambini panda.
Quando entro in contatto con le classi ho l’impressione di incontrare tutto il mondo. È una scossa di adrenalina che amo, che dà senso a quello che faccio. Mi accorgo sempre di più che il bambino prefigurato da autori, illustratori ed editori è merce rara, è un’entità ideale disegnata con i tratti caldi e pieni di energia di Suzy Lee. Ma come passano le giornate questi ragazzini in carne e ossa? Su facebook ho appena accettato la richiesta di amicizia di L., 10 anni. Avrò modo di curiosare lampi di vita vera o tutto si esaurirà nelle pose che scimmiottano divette e cugine intraprendenti? Sbigottisco, così come mi ha lasciato perplessa la presenza di telefoni cellulari durante uno di questi incontri in libreria. Beh, almeno hanno fotografato BlexBolex e Issa…

Nessun minuto deve andare sprecato. Perciò sì, va bene, componiamo haiku… anche sbilenchi, anche di quattro versi, importante che non sia l’ennesimo compito imposto. Che sia un primo contatto con la poesia, e intendo quello spazio che sta tra l’immagine e la parola, colmato da ciascuno con l’esperienza diretta, con i modelli acquisiti e con gli sprazzi di bello e insolito che voglio regalare in quell’ora e mezza fuori dalla classe.

Per fare questo e per non inscrivermi in una routine, ho creato percorsi tematici ogni volta differenti, minuti quanto i soggetti apparenti degli haiku: strada, nuvola, casa… Ho scelto con molta cura alcuni albi illustrati e libri di vario genere. Per bambini, ma non solo. Di poesia, ma non solo. Italiani, ma non solo. Adatti? Ho la presunzione di affermare che non esistono libri inadatti, se la lettura è vera relazione.

Si parte dalle immagini disegnate dal pennello o dalle parole, si cerca l’haiku più appropriato tra gli autori giapponesi, si arriva ai componimenti in italiano di Silvia e di Pino. E poi si scrive, operazione non forzata. Che il bambino abbia composto oppure no, porterà a casa un piccolissimo libro a documentare l’esperienza. Per ripeterla, se lo vorrà.

Sorrido quando gli insegnanti mi anticipano che la classe è “piena di BES”. BES, Bisogni Educativi Speciali. Al di fuori della scuola, nel calore di una famiglia, ogni bambino è BES in quanto unico. Nei gruppi che mi trovo di fronte, nella volontà di offrire materiali a cui non sono abituati, nessuno è BES: con me non ci sono parametri standard a cui fare riferimento, la libertà del mio percorso espressivo sta tutta qui. Ed è una sfida!

Spero di avere il tempo di documentare almeno in parte i percorsi che farò con le singole classi, intanto metto qui la prima cavalcata a dorso di chiocciola.

CONTATTI PER SCUOLE E LIBRERIE: sigerol@tin.it

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2 Comments Add yours

  1. ilmondodici ha detto:

    “genitori bambini e panda”…quanto è vero! Come quando parli degli occhi pronti a bere (e dei cellulari in mano anche a 8 anni).

    Grazie Silvia, queste istantanee sono preziose ed è confortante leggere che ci sono [più di quanto si creda] insegnanti che investono e si avventurano su sentieri meno standard.

    1. stimadidanno ha detto:

      È così. Purtroppo non so mai se il semino lanciato attecchirà in queste piccole operazioni sporadiche. Ma per fortuna all’inizio del 2017 potrò lavorare anche su progetti più articolati…e allora sì che ci divertiremo!

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