Carmen Miranda

Uh da quanto tempo non scrivo una figurina per la mia raccolta le donne di oggi.
Alert! This is not poetry! Don’t try this at home! 

So da diverso tempo
che in ognuno di noi abita una Carmen Miranda
– ognuno ha la sua –
una donna piccina e triste.

Era triste Carmen, sapete?

Un vero disastro in amore
con più di una dipendenza
e gusti tremendi in fatto d’abiti
talenti? forse
e una buffa idea di seduzione
e anche
anche di qua e anche di là
tutta una serie di anche (mettiamoci un ananas e anche una banana e l’uva e anche).
Che esagerazione di anche.

La Carmen Miranda che ci abita
– è in ciascuno di noi, fateci pace –
a volte si mette in mente di tagliare e cucire uno spettacolo
di fiori di carta e banane di plastica
per farsi deridere
oppure per non piangere.

È molto imbarazzante tenere a bada Carmen
in quei giorni lì.

Ho visto un impiegato della Poste scrivere su un quadernetto
tra un utente e l’altro. Ti ho beccata, Carmen,
non era un quaderno da procedura postale,
era la lista delle piccole vendette,
delle parole che non si possono dire – e allora si scrivono.

Giorni fa ti chiamavi Santiago, bambino di cent’anni, sparavi parole
pesanti – vita –
e le vestivi di foglie inchiostrate.
Eri anche la bambina bruttina e zitta, ti ho messo a fuoco, gioia,
e per te è solo questione di tempo.
Accadrà quando farai tacere tua madre.

Sei la panettiera che odia tutto il quartiere,
sarà un grande giorno quando esploderai cantandocele
– o forse esplodi lentamente ogni mattina alle sei, goccia dopo goccia,
avvelenandoci i francesini?

Sei in me, Carmen, quando mi preparo al peggio
– anche, anche, ma quanti anche ho –
e gioco stupita
inibita
istupidita
stupidina
gallina
pulcina
cretina
senza ricetta
senza cucina.

Sei l’uomo che attacca i manifesti in metropolitana
e canta canta canta
– non l’ho più visto
avrà avuto una nota disciplinare?

Stai accucciata in chi ti nasconde molto bene, Carmen,
e molto spesso il rigore è artefatto e rivelatore quanto le tue palme.

Non è un a capo
o una rima baciata
o una parola nitida
a suonare come poesia.
È il canto ancheggiante della nostra piccola triste Carmen
che sfugge.

Alcuni poeti sono Carmen consapevoli
e meglio vestite.

(Grazie all’illustratrice Laura Bellini per l’immagine)

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