Saltando nel mondo

il vecchio stagno –
la rana salta
tonfo nell’acqua

Matsuo Bashō  

Cosa significa leggere un haiku classico da questo nostro mondo rumoroso e distante?
Che senso ha proporre ai bambini una poesia di Bashō, una formula metrica cristallizzata, un gioco linguistico?
Si possono comporre haiku in una lingua diversa dal giapponese?
Me lo chiedo dai tempi di Haiku seduti sotto la luna, il blog sul gioco degli haiku che ho curato per molto tempo e dove ho documentato tutti i miei laboratori nei più vari contesti.

Per fare balzi occorrono: terreno affidabile, esperienza, voglia, coraggio.

Il terreno, come si sa, è composto da vari elementi. Io ci metto: la lettura dei testi classici mediata dalla traduzione, la letteratura italiana, la letteratura per l’infanzia, la poesia giocosa. Tutto in proporzioni variabili, ricordandomi di arricchirlo e annaffiarlo con regolarità.

L’esperienza è un gruppo di bambini che assapora Basho e Issa ad occhi chiusi. Ma anche una passeggiata al Parco Sempione o un gracidare anomalo ascoltato da una panchina. Proprio oggi facebook me ne dà traccia con questa immagine. Era il 2015.

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Voglia, quella c’è sempre. Mi piace incontrare i bambini e soprattutto le classi. Mi piace concentrare l’attenzione solo sulla poesia haiku, ma anche rendere le immagini catturate in 5/7/5 l’inizio di viaggi più ampi, misurando il mondo con le parole. Percorsi sempre nuovi, ogni volta, perché diverse sono le persone che ho davanti.

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Coraggio. Inutile girarci intorno. Ci vuole coraggio a proporre. Che sia un componimento letto ad alta voce in classe, un progetto per la scuola, la documentazione di un laboratorio sul web o un libro. Pubblicare, nel senso ampio del termine, è inizio e fine di un percorso, con gli alti e bassi, le felicità condivise e lo sforzo, anche, di provare a guardarsi (e giudicarsi) dall’esterno. Uscire dal proprio mondo autoreferenziale, buttarsi, chiedersi se quello che si fa è interessante o utile.

L’ironia aiuta, senza dubbio.

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E allora eccolo, il salto: da un appunto scritto sulla panchina alla libreria. Benvenuto al mondo, compagno libro. Devo ancora prendere le misure con te, vedere come funzioni, capire come usarti al meglio. Intanto, e con sorpresa, mi hanno scritto persone sconosciute che ti considerano un buon strumento di lavoro e ti stanno già leggendo ai bambini. Mi hai superato con un balzo, dunque. E allora vai, io ti seguo con calma.

PS. Quanta consapevolezza e ricerca ci vogliono per raggiungere la leggerezza? Del meraviglioso lavoro di Serena Viola non dico, perché parla da solo.

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Geroldi, Viola
Haiku. Poesie per quattro stagioni, più una
ed. Lapis

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