AAVV/2

La settimana scorsa una classe quarta ed io abbiamo camminato e sostato per ascoltare tanta poesia d’autore. Un percorso a tappe, sempre con diritto di parola. Li ho lasciati lì, sull’orlo di un burlone da ridere, ubriachi di testi belli, anche un po’ difficili, e idee che hanno messo in subbuglio le loro convinzioni. Nessuno di noi è diventato superbo. Poeti magari no, ma ci si conceda almeno di sentirci poetici.

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Nel secondo incontro li ritrovo salutandoli con un testo da me composto. Ho giocato ad usare tutte le loro parole gettate d’istinto tappa per tappa: la classe è un organismo vitale e ogni fiato ha un peso; insieme c’è coerenza, un ritmo speciale, un’armonia asimmetrica che accoglie tutto. Apprezzano, chiedono il bis.

Procediamo. Mi guidano i maestri, molti.

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Fornisco un’immagine (la porta), poi lascio che si tuffino nel buio.

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Per lasciarsi andare il corpo chiede spazio. Tutti nell’aula di psicomotricità. Amo questa maestra che mi asseconda, si affida, si autocensura e non interrompe il flusso dei pensieri per correggere gli errori.

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E poi basta, ci sono loro. Fornita la metafora iniziale e l’unica regola (nessuna rima), il mio ruolo finisce ed inizia l’attesa. Facile sarebbe guidare il testo incanalandolo in una logica e in un ritmo portatori di senso e forma più o meno strutturata, presentabile secondo l’idea di poesia che possono avere la scuola e la famiglia.

Preferisco di no, ora tocca a me affidarmi. Cosa resta delle poesie lette, delle immagini mostrate nei giorni scorsi? Resta moltissimo e si impasta ai loro vissuti, con una freschezza e singolarità di voci individuali che mi sorprendono.

C’è chi trova subito il ritmo e la strada per la definizione della propria identità:

“Io sono una strada che potrà portare da un’altra vita.
Io sono una cometa che fa innamorare le persone.
Io sono una palla che mi fa girare in tutto il mondo.
Io sono una persona speciale come una nuvola bianca a forma di cervello.
Una parte di me è buona e l’altra parte è cattiva.
(…)
Io sono una persona tifosa del calcio soprattutto del Napoli”

Chi ha uno slancio, trova una difficoltà e la supera:

“Poi vado al piede e corro
corro verso il mio sentiero
verso l’albero dei sogni.
Vado alla gola che sta male infatti è tutto buio
scaccio la paura e poi sto bene”

Le Rime di Rabbia di Tognolini ci hanno mostrato che possiamo dire tutto:

“Sono arrabbiato sono felice sono arrabbiato sono felice”
“La poesia mi ha fatto passare la rabbia e la voglia di litigare”

Questo viaggio interiore può avere una struttura circolare:

“Dopo un po’ ho visto un’altra porta (…)
Dopo un po’ ho visto un’altra porta (…)
Dopo un po’ ho visto un’altra porta (…)
Finché mi sono addormentata con le parole e le rime.
Dopo quando mi ero svegliata mi sono ritrovata dentro di me e non capivo più dov’ero
e allora ho incominciato ad attraversare tutte le porte che avevo fatto
raccoglievo le parole e formavo una grossa poesia”

Le parole sono luce nel cuore:

“Illumina illumina dai così mi fai entrare dentro il tuo cuore
che mi fai compagnia
apri le tue parole che mi fai essere amato da tutti gli altri
e mi fai essere amato come la mia mamma che ascolta sempre le mie parole”

anche se il buio a questi bambini non fa paura:

“il buio mi ha salvato dal fantasma
la fantasia esiste per me”

C’è di tutto, qui dentro. La scuola, con un vissuto molto positivo: “Ho visto tutta la matematica del mondo” “lo studio che ti aiuta sempre e ti serve per la vita”; il gioco di tutti i giorni: “poi siamo andati al parco”; il calcio: “vulcano arrabbiato perché l’Italia ha perso contro la Svezia”

Nove anni, provenienze differenti, uniforme fiducia e autostima: “Abbiamo lavorato tutti insieme con la nostra fantastica fantasia nella nostra mente geniale”. “La mia pancia è bella come la mia faccia” “Sono affascinante come una cometa”.

C’è anche una dolcissima e consapevole poesia d’amore: “un toro che colpisce il mio cuore, un’onda che mi fa affondare”

e la divertente immagine di un interruttore da domare: “finalmente trovo l’interruttore, ma non lo accendo perché sennò la poesia finisce”.

Poi c’è lui. Che scrive un testo sulla morte ma non è per niente triste.
Lui, incredibilmente centrato e strutturato, con il suo cognome orientale e un perfetto controllo del pensiero, della lingua, del suo mondo.

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Questo e molto altro hanno scritto in mezz’ora scarsa, bambini sereni pronti a dare un nome a tutti i tipi di esperienza, piccoli saggi capaci di cogliere l’universale e il senso profondo della letteratura: travalicare spazio e tempo.

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Abbiamo chiuso con la lettura dell’albo Dentro me, di Alex Cousseau e Kitty Crowther, ed. Topipittori, in questo clima è stato percepito come una celebrazione.

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