Il mio augurio egoista

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Che fate? State rallentando? Io sì, un poco.
Che faccio? Enumero.

I bambini che ho incontrato, tutti e dalla testa ai piedi, le facce le mani le posture, i nomi strani e la specialissima capacità di vedere oltre; i professionisti con cui ho lavorato, che mi hanno dato fiducia e spesso carta bianca, mettendomi nelle condizioni di superare certi limiti e imparare tanto; chi mi legge qui o sui social,  chi viene a salutarmi di persona, chi ha acquistato Haiku. Poesie per quattro stagioni, più una per i propri bimbi, per sé, per fare un regalo o per lavorarci in classe (mi pare che sia un libro a cui si sta volendo bene e questo mi fa un immenso piacere, così come le belle recensioni); le persone con cui proprio non m’intendo, non c’è verso, prendiamone atto, ahhh com’è liberatorio dirselo, e alla fine ci si sorride e si rischia anche di diventarsi simpatici; le persone a cui non si ha più niente da dire, semplicemente e senza rancore, forse perché ci si è detti troppo; le persone con cui è immensamente bello stare in un silenzio pieno, maturo come un melograno.

E dunque come ogni anno a fine anno, auguro tempo e silenzio a chi passa di qui.
Quest’anno aggiungo anche un’esortazione ad un egoismo onesto, introspettivo, che investa come una forza buona i progetti e le relazioni intorno a noi.

Vi aspetto anche nel 2018, pieni di dubbi fecondi e voglia di sperimentare.
Il primo appuntamento è all’Osservatorio Figurale con la carta di riso, ago, filo e punteruolo.

 

 

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