Diario | Risucchi

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Quando tengo laboratori in classe, apro sempre le danze con una domanda.

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È bello introdurre gli haiku alla luce di quanto già sanno i bambini.
È bello anche, quando li invito a chiudere gli occhi e ad ascoltare, che mi propongano loro stessi di spegnere i neon.

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Poi con naturalezza si parte. Questa è una terza: li guido (quando siete felici nella natura? e quando siete tristi?) e li correggo, ma solo un poco, non sempre.

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Scrivono in piccoli gruppi, con concitazione.

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Questa classe in particolare è suggestionata dall’espressione “sguardo poetico”. Approfondiamo questa idea più volte nel corso del laboratorio fino a che, al termine, un bambino mi affianca e mi chiede preoccupato:
– E se uno non ha lo sguardo poetico? Viene risucchiato?

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Ci lasciamo così: una volta a casa, spiegheranno ai genitori come si fa ad allenare uno sguardo poetico. Sono molto fiduciosa.

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A sinistra un’immagine da Haiku. Poesia per quattro stagioni, più una, ed. Lapis.
A destra uno scatto mio di questa mattina, fuori dalla scuola.

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