La cartopoetica a scuola, con fiducia.

Questa è la storia di un progetto avviato sotto la pioggia.
Otto e venti. Sono ospitata nella sala insegnanti per un caffè e dalla finestra vedo bambini e genitori arrivare sotto gli ombrelli. Il grigiore milanese si accende di punti colorati, ma nessuno sembra accorgersene.

Riuscirò a coinvolgere i ragazzi in questa giornata che non mette certo di buonumore? Nella borsa ho un buon alleato, illustrato da Serena Viola. Come spesso accade, osservando il mondo vedo incarnarsi le pagine del nostro libro: è un gioco di specchi tra parola e immagine, un rimando infinito che ripropongo in classe. Cosa riserverà questa volta il gioco degli haiku?

Geroldi, Viola. Haiku, Poesie per quattro stagioni più una, ed Lapis

Durante il primo incontro, conosciamo la poesia haiku nei suoi elementi fondamentali.
Leggo A cloud di Katsumi Komagata, un libro fatto di niente dove c’è tutto. Tutto quello che ci servirà per imparare a restare in bilico tra tempo eterno e tempo puntuale.

Esercitiamo lo sguardo. Cosa c’è fuori di noi? Quali immagini abitano dentro di noi? E se fossimo elementi naturali, come guarderemmo il mondo? Siamo capaci di scattare una fotografia con le parole?

Ogni classe è differente, perciò adatto il mio approccio.  Lavoriamo in assenza di giudizio e valutazione, con leggerezza , in gruppo, alla lavagna, singolarmente. Per gioco proviamo a scrivere piccoli componimenti ed è bello vedere che tutti sono coinvolti.

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Ogni classe scrive molti haiku,  che confluiscono in un primo libro a fisarmonica.

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Mi sorprendono questi appunti spontanei, vivacissimi, che alle nozioni di base aggiungono commenti, collegamenti interdisciplinari, tempeste di parole.

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Potremmo anche fermarci qui, l’impegno è stato tanto. E invece no.

Durante il secondo incontro, sono le mani a lavorare.
Ho scelto una carta color panna, pesante e porosa, piacevole al tatto. Con materiali di qualità, il lavoro migliora e i ragazzi lo capiscono, nessuno spreca e tutti si impegnano per il meglio, anche se molti inizialmente non credo di potercela fare.
Piegare la carta è semplice, ma non scontato. Chi ha capito tutte le mosse aiuta i compagni.

Creiamo tanti moduli origami. Quanta energia potenziale! Sciolti, sembrano pronti a spiccare il volo e infatti questa prima piega è la mossa iniziale per creare la famosa gru.

Superato lo scoglio della piega, tutto sembra più semplice. Marmorizziamo la carta con china e colori, ispirandoci alla tecnica del suminagashi. Scardiniamo le nostre certezze in fatto di estetica, accogliendo l’imprevedibile e accettando quanto di bello può venire dal colore che si sporca e accumula negli interventi dei compagni che ci precedono. La perfezione, qui come nella vita, non esiste.

Infine, assembliamo i moduli di carta con un punto di colla. Qui una nuova lezione: il lavoro del singolo si fonde e confonde nel progetto collettivo. C’è una quota di frustrazione nell’abbandonare il proprio foglio, ma il risultato finale giustifica il sacrificio e sorprende.

Ecco il libro pronto ad accogliere vecchi e nuovi haiku.

Chiuso…

Aperto…

Orgogliosamente disteso lungo il corridoio…

Allungabile all’infinito…

La fiducia ci rende felici e porta risultati. Scommessa riuscita!

E poi? Il progetto rimane incastrato nelle mani. Resta il sapere. E la voglia di costruire libri individuali. La parte più faticosa è ottenere tanti quadrati uguali…

Un altro modulo. Un altro ancora. Un nuovo libro.

Geroldi, Viola, Haiku, Poesie per quattro stagioni più una, ed. Lapis

Ringrazio con tutto il cuore i bambini e le giocose e supercollaborative Maestre delle classi terza A, terza B, quarta A, quarta B, quinta A, quinta B della scuola elementare di via Pareto a Milano per aver condiviso con me questa avventura che all’inizio sembrava spericolata.
Ringrazio sentitamente anche il Comitato genitori della Scuola di via Pareto per aver creduto nel progetto, proponendolo, finanziandolo e coordinando il tutto ottimamente.

INFO:

per riproporre il progetto nella tua scuola, scrivimi: sigerol@tin.it