Cartopoetica@casa | Gli haiku per giocare con il tempo e fare la conta dei vivi

Di questa situazione così particolare che stiamo vivendo a causa del Covid-19, mi colpisce come può improvvisamente cambiare la percezione del tempo.

Il tempo dell’uomo è sempre scandito dai doveri.

Il turno dell’infermiera.

Il numero di consegne all’ora per il corriere espresso.

La pratica in scadenza dell’impiegato.

La tabella dell’orario scolastico.

E via così.

Gli eventi eccezionali fanno saltare tutto per aria e noi ci troviamo, spiazzati, a rimpiangere quelle gabbie temporali nelle quali avevamo organizzato la nostra vita. Magari lamentandocene.

In molti si affannano a produrre e diffondere contenuti e stimoli per riempire questo tempo ribaltato. Serve? Siamo così annoiati? Abbiamo tempo di avere un tempo nuovo oppure siamo già affannati ad assolvere, dal divano, nuove scadenze, nuovi obblighi?

Un po’ di domande. (Questo post è pieno di domande).

Quanto dura la giornata in ospedale?

Qual è l’orario di lavoro per chi fa smart working? A che ora entra in servizio, a che ora stacca un insegnante che organizza lezioni virtuali?

Qual è il tempo dei bambini e dei ragazzi, se il gioco deve essere dentro casa, possibilmente educativo? Se il controllo adulto è costante? Se l’on line non è più luogo ricreativo e sociale, finestra pericolosa e seducente verso l’esterno, ma anche spazio di studio e verifica stringente degli obiettivi?

Com’è il tempo dei nostri vecchi, tra bollettini di guerra e palinsesti televisivi dettati dal pathos e dalla paura, dalla conta dei morti e dal messaggio dominante che “i deceduti sono soprattutto gli anziani”?

Ansia.

Esco sul balcone, faccio un respiro profondo e rileggo Shiki.

giorno di primavera:
si perde lo sguardo in un giardino
largo tre piedi

convalescenza:
stancarsi gli occhi
contemplando le rose

solitudine:
i fuochi d’artificio che fioriscono –
dopo, cade una stella

(nota: i testi tradotti, ovviamente, non rispettano la regola della suddivisione in 5/7/5 sillabe)o di primavera:
Shiki. Poeta giapponese, giornalista e critico. Era gravemente malato e, nell’ultima parte della vita, guardava il mondo dalla finestra perchè non poteva più muoversi. Eppure, da fermo, ha portato una rivoluzione nel genere haiku, tanto da essere considerato il fondatore dell’haiku moderno.

Qui su wiki la sua vita.

Quando porto gli haiku in classe, di solito esordisco con questo disegno alla lavagna.

Il tempo della poesia haiku è un cortocircuito tra il moto circolare ed eterno delle stagioni e il tempo a breve scadenza dell’uomo-formica.

Il tempo occidentale invece è una freccia puntata sul domani, una successione di date ed eventi che dovrebbero essere conseguenti secondo una logica di efficienza.

La linea del tempo occidentale ci illude che la Storia possa essere Maestra. Eppure quello che stiamo vivendo dimostra che non è così. Siamo invece, mai come ora, uomini-formiche. Impotenti e un po’ ottusi.

Mi pare che leggere gli haiku in questi giorni e anche provare, giocando, a scriverne, ci possa aiutare a dare valore ad ogni attimo di questo tempo nuovo e strano, contemporaneamente libero e imprigionato.

Abbiamo una piantina in casa o sul balcone? Vediamo del verde dalla nostra finestra? Com’è il cielo questa mattina? Qual è il rumore della città senza il traffico? Annusiamo l’aria, riusciamo ad immaginarci la casa dei nostri vicini?

Afferriamo la prima parola che si affaccia alla nostra mente. Sillabiamola. Incastriamola nella forma 5-7-5. Tendiamo l’orecchio, accarezziamo le superfici. Sillabiamo di nuovo. E poi, restiamo aperti all’inatteso, che sia una sensazione o un’associazione di idee.

Per tentativi, le composizioni in forma di haiku arriveranno. Non importa proprio che gli esercizi siano belli o poetici, non dobbiamo niente a nessuno. Ci fa stare bene scrivere? Facciamolo. Preferiamo una serie tv? Va bene comunque. Assolviamoci.

Gli haiku sono una pratica, volendo anche una forma di giocosa preghiera. Possiamo afferrare il tempo con tutti i sensi, domarlo nella sua misura minima: l’attimo. Accumuliamo frammenti, tanti, uno al giorno o uno all’ora. Scriviamo da soli. In coppia. Con i bambini. La somma dei frammenti è la nostra vita, un modo per dirci che ognuno di noi è importante. È la conta dei vivi che vendica la conta quotidiana dei morti.

Piccolo esercizio di cartopoetica:

Se avete dei fogli di carta colorata, bucateli, scriveteci sopra i vostri haiku o trascrivete gli haiku classici giapponesi che vi hanno colpito (in rete ce ne sono molti). Infilate i vostri frammenti in uno spago e tendete questa collana per casa.

Oppure, se siete fortunati e avete un giardino, lasciate le parole all’aria e al vento, libere di consumarsi e sciogliersi.

In questi giorni chi è abbonato alla bellissima rivista specializzata Bambini può leggere tanti articoli interessanti e l’approfondimento sulla poesia. C’è anche un mio articolo sullo sguardo haiku, pensando alla fascia 3-6 anni.
Grazie per avermi accolto tra queste pagine, per me è davvero un onore.

E un grazie di cuore anche a tutte le persone che stanno usando Haiku. Pesie per quattro stagioni, più una, ed. Lapis, come piccolo strumento di resistenza quotidiana.