Senza ricetta, nella cucina di Marta

 

Silvia Geroldi, Giuseppe Braghiroli, Senza ricetta, nella cucina di Marta. Ed. Bohem Press Italia, è un libro realizzato in collaborazione con la Fondazione Štěpán Zavřel da un progetto di Monica Monachesi e Pino Pace.

Ecco il testo pubblicato sul catalogo della 33ma edizione della Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia “Le immagini della fantasia” (2016)


Senza ricetta
è una questione di dita.

Dita che rubano lo zucchero, inventano polpette di sabbia, contano sillabe, si intrecciano nelle coccole. Dita che ridefiniscono ogni volta i confini tra piccolo e grande, gioco e poesia.

Una raccolta nata ispirandosi al modello remoto dell’haiku giapponese, al quale si fa un inchino e uno sberleffo affettuoso.
Ecco gli
ingredienti da mescolare in dosi variabili:

Forma. Tre versi rispettivamente di cinque, sette, cinque sillabe. Ammesse licenze, un pizzico di nonsense e un paio di citazioni ben nascoste.

Esperienza e fantasia. Attraverso lo svezzamento il bambino inizia la contaminazione con il diverso da sé: un’avventura lunga una vita! E se nutrirsi è un atto necessario per entrare nel ciclo dell’universo, è pure vero che mangiare non è mai solo sopravvivenza. Intorno al cibo ruotano passaparola familiari e visioni del mondo, perciò come mangiamo dice di noi. Allo stesso modo, la qualità del nostro linguaggio racconta il vissuto e ciò che vogliamo diventare. E dunque ben venga l’haiku senza ricetta, questa poesia a bocconcini che si assume un po’ per gioco e un po’ sul serio. Anche questo è svezzamento.

Tempo e memoria. Cibo “per finta”, cucine impiastrate, mani rugose, occasioni speciali… Quante immagini familiari risvegliano una piccola manciata di farina o un boccone di lasagne?

Perché gli alimenti, così come la poesia, sono strumenti di relazione. E non v’è dubbio: consumati in compagnia sono più gustosi.

Senza ricetta è un albo illustrato adatto ai piccolissimi e un libro da prime letture per la brevità dei singoli testi. Per bambini e adulti (genitori, parenti, educatori) è un alleato per imparare insieme le molte potenzialità di una struttura semplice e flessibile come l’haiku. Buon divertimento!

Come si servono questi haiku? Sparsi su una tovaglia colorata non troppo elegante, come snack tra matematica e scienze oppure tutti in fila come spuntino prima della nanna. Perché alla fine, si sa, la fame più acuta è quella di storie.

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